Public Enemy… No. 1

Nel 2004, Rolling Stone, una delle riviste musicali più autorevoli del mondo li ha inseriti al numero 44 tra i migliori 100 artisti di tutti i tempi, inclusi nella “Long Island Music Hall of Fame dal 2007”; vi sto parlando  dei Public Enemy!

Public Enemy

Il logo dei Public Enemy.

I Public Enemy sono nella storia della musica, ed in particolare dell’hip hop, per i loro testi di denuncia, critici nei confronti della classe politica, contro il razzismo che ahinoi è una piaga sociale ancora oggi nel 2010, contro la violenza nelle strade. Gli stessi PE vengono accusati nel 1989 di anti-semitismo per uno dei loro testi, accusati di omofobia per il pezzo Meet the G That Killed Me, tratto da “Fear of a Black Planet”. Ma si sa, quando un noto artista denuncia qualcosa di scomodo, avrà sempre qualcuno contro, pronto ad incolparlo del medesimo reato denunciato dall’artista stesso.

Ma procediamo con ordine. I Public Enemy nascono a Long Island, New York. I due membri fondatori, la vera anima del gruppo, gli unici a non aver mai abbandonato i PE, sono Chuck D (D sta per “Dangerous”) e Flavor Flav. Entrambi come il 90% dei ragazzi cresciuti in un ghetto, hanno avuto in giovane età, problemi con la giustizia. Flavor Flav (a.k.a William Jonathan Drayton Jr.) per esempio, passò 20 giorni in prigione, accusato di aggressione dalla propria ragazza…a dire la verità la sua prima conoscenza con problemi legali risale alla sua infanzia quando diede fuoco alla casa di un suo amico, giocando con un accendino…

All’interno del gruppo è Chuck D (a.k.a. Carlton Douglas Ridenhour) che si occupa principalmente dei testi, anche se spesso collabora anche Flavor Flav che è il vero musicista del gruppo, suona infatti ben 6 strumenti musicali (piano, chitarra, basso, sassofono, clarinetto e batteria!!!). Gli altri membri del gruppo sono Professor Griff, DJ Lord e S1W, in diversi album partecipano anche Terminator X e Sister Souljah.

I PE iniziano subito alla grande, iniziando la loro carriera firmando un contratto con la Def Jam Records, una delle case discografiche più ricche e famose del globo. Il loro album di debutto viene pubblicato nel 1987, “Yo! Bum Rush the Show” ed è una vera e propria bomba mediatica e musicale!!! Contiene pezzi come Public Enemy No. 1, Sophisticated Bitch o Rightstarter che restano in vetta alle classifiche rap per diverse settimane. Inoltre “Yo! Bum Rush the Show” viene inserito tra i 100 migliori album rap di sempre e tra i 500 album più belli di sempre.

I PE sembrano aver raggiunto la vetta ma è niente in confronto a quello che succederà con il loro secondo album “It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back” pubblicato nel 1988. Su quest’album il giornalista Peter Shapiro scrive: “Un incessante ritorno di beat si susseguono, accompagnate occasionalmente da chitarre rock e con i sample di James Brown distorti, in disaccordo con la retorica politica di Chuck D e il surreale Flavor Flav”. Dalla data di pubblicazione, 14 aprile quest’album vendette oltre 500.000 copie nel solo primo mese dalla pubblicazione, superando abbondantemente il milione di copie vendute dopo un anno. Nel 1989 è disco di platino per la RIAA.

Public Enemy - It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back

“It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back”… uno dei migliori album degli anni 80/90.

Viene considerato uno degli esperimenti musicali più ambiziosi del decennio. “It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back” viene considerato un album rivoluzionario e uno degli album più influenti nella storia dell’hip hop. Contiene brani come Don’t Believe the Hype, Black Steel in the Hour of Chaos o la “pluricoverizzata” Bring tha Noise. È al 17° posto tra i migliori album di sempre!

Nel 1990 esce “Fear of a Black Planet” album che ebbe decisamente meno successo dei due precedenti ma non fece meno scalpore. Si parla soprattutto di razzismo, delle difficoltà di relazioni tra bianchi e neri, critiche al 911 (servizio di pronto soccorso statunitense) in 911 (is a Joke) che interviene con più urgenza nei quartieri bianchi rispetto ai quartieri neri, contiene anche brani come Welcome to the Terrodome o la celeberrima Fight the Power ripresa da Spike Lee come colonna sonora del suo film “Fa La Cosa Giusta”. Fight the Power è considerata uno dei pezzi simbolo degli anni 80/90 per il messaggio forte che si evince dal testo, nonostante attacca e critica due icone del “mondo dei bianchi” come Elvis Presley e John Wayne.

Nel 1991, esce “Apocalypse 91… The Enemy Strikes Black” che continua sulla linea dell’album precedente, la battaglia per l’uguaglianza tra bianchi e neri. Ne è un esempio il famoso pezzo Can’t Truss It che racconta la storia della schiavitù dei neri che combattevano contro l’oppresione. I Don’t Wanna Be Called Yo Nigga indirizzata a coloro che usano la parola “nigga” (slang per nigger, letteralmente “negro”, aggettivo dispregiativo se usato da un bianco nei confronti di un nero, ma considerato un appellativo fraterno delle comunità nere) al di fuori dall’usuale contesto. Oppure nel pezzo By the Time I Get to Arizona che parla delle comunità bianche che non volevano riconoscere il compleanno di Martin Luther King come festa nazionale. Sempre del ’91 e presente in questo album, è una versione di Bring tha Noise con la collaborazione del gruppo heavy metal Anthrax, collaborazione nata dall’amicizia di Chuck D con uno dei componenti del gruppo. È uno dei primi esempi di crossover rap/rock, negli anni avvenire saranno numerose le collaborazioni in questo senso.

Negli anni avvenire il successo dei Public Enemy diminuisce anche per la concorrenza dei Wu-Tang Clan che avrà un successo spropositato negli anni 90. Ma comunque le produzioni vanno avanti; nel 1992 esce “Greatest Misses”, una sorta di raccolta, con pezzi inediti, alcuni remix e live. Nel 1994 pubblicano “Muse Sick-n-Hour Mess Age” che vende 56.000 copie nella prima settimana!

Contiene pezzi come Give It Up, What Side You on?, White Heaven-Black Hell. I temi trattati sono pressoché i medesimi di tutta la carriera dei PE; differenze, critiche e speranze per un mondo dove non sia più il colore della pelle a dividere intere popolazioni. Musicalmente c’è un ritorno a buoni livelli dei Public Enemy che in questo album iniziano ad adattarsi al nuovo stile degli anni 90 che va molto forte, c’è in giro gente come Tupac Shakur e Wu-Tang Clan che dominano le classifiche e bisogna adattarsi.

A questo album segue un periodo di pausa dei PE che torneranno alla ribalta nel 1998 quando Spike Lee commissiona loro l’intera colonna sonora del suo nuovo film He Got Game. Essendo interamente dei Public Enemy viene considerato un vero e proprio album, sempre sotto la Def Jam, che vende nella prima settimana quasi 50.000 copie! Da parte di chi vi scrive questo è considerato uno dei migliori album della discografia dei PE, anche perché si discosta un attimo dai temi trattati precedentemente. Celebri sono i brani He Got Game (feat. Stephen Stills), Game Face (Smoothe da Hustler), Resurrection (feat. Masta Killa) e Unstoppable (feat. Krs-One).

“He Got Game” viene considerato da molti (e da chi vi scrive) l’ultimo vero grande lavoro dei Public Enemy. Nonostante siano riusciti a tenere il passo con lo stile e le esigenze del pubblico “fine anni 90”. Negli anni hanno pubblicato altri album e continuato a fare tour mondiali, ma il popolo dei PE è rimasto quello che li ha seguiti fin da “Yo! Bum Rush the Show”. Infatti “He Got Game” è l’ultimo album dei PE che esce sotto la Def Jam.

Comunque sia nel 1999 esce il loro settimo album, “There’s a Poison Goin’ On” sotto la Atomic Pop Records che ha un discreto successo tra i seguaci dei PE ma passa in ombra nelle classifiche hip hop. Nel 2002 esce “Revolverution” (Koch Records) album che è quasi un omaggio ai fans, contiene interviste esclusive e pezzi live mai pubblicati. Nel 2005 pubblicano “New Whirl Odor” sotto la Slam Jamz, album decisamente da dimenticare tranne che per una collaborazione con Moby nel brano MKLVFKWR (Make Love, Fuck War).

Public Enemy

Flavor Flav & Chuck D in un concerto (FF con il suo immancabile orologio al collo).

Nel 2006 esce “Rebirth of a Nation” stavolta sotto l’etichetta Guerrilla Funk/Groove Attack. Album tutto sommato discreto con pezzi come Can’t Hold Us Back oppure Rebirth of a Nation che ricordano i bei tempi dei PE. Contiene anche la controversa Hell No We Ain’t All Right! “dedicata” all’allora presidente degli USA George W. Bush per le sue responsabilità riguardo alla guerra in Iraq e in generale sul suo governo.

Ultimo lavoro pubblicato è “How You Sell Soul to a Soulless People Who Sold Their Soul???” nel 2007. È il decimo album in studio per i PE, stavolta sotto Slam Jamz Recordings. Coincide con il loro 20° anniversario di carriera. Acclamato abbastanza positivamente dalla critica si piazza discretamente anche nelle classifiche. Il singolo Black Is Back ricorda dal titolo Back in Black degli AC/DC ed è un originale tributo allo stile dei Run-D.M.C. anni 80.

Lo stile e le liriche dei Public Enemy sono inconfondibili, non a caso sono considerati uno dei gruppi hip hop più importanti e influenti della storia. La loro missione di denuncia contro il razzismo e contro le politiche scorrette ha fatto scalpore negli anni, ma ha aperto discussioni soprattutto negli States. Il loro messaggio è chiaro: “La giustizia ci sarà solo quando cesseranno le ingiustizie” così come è citato su una copertina di un loro album.

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3 thoughts on “Public Enemy… No. 1

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