…He had a dream…

“…I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character. I have a dream today…”

Martin Luther King

La determinazione di MLK.

Uomo politico di spessore, attivista e pastore protestante statunitense, leader dei diritti civili, il più giovane Premio Nobel per la Pace della storia conferitogli nel 1964 a soli 35 anni. Spesso il suo nome viene accostato a quello di Gandhi per la sua attività pacifista e la sua continua lotta contro le ingiustizie.

Questo e non solo è stato Martin Luther King. Paladino instancabile della resistenza e lotta non violenta, per l’uguaglianza tra le razze. MLK si è sempre esposto in prima linea contro i pregiudizi razziali e a favore della giustizia e della convivenza civile e pacifica tra le varie etnie.

Martin Luther King Jr. nasce ad Atlanta, il 15 gennaio 1929, come Michael King Jr. Suo padre era un reverendo che, affascinato dalla figura di Martin Lutero, durante un suo viaggio in Europa, decide di cambiare il suo nome e quello del figlio.

A quindici anni il giovanissimo Martin Luther King Jr. si iscrive al Morehouse College di Atlanta e qui viene a contatto con i primi soprusi e ingiustizie a cui dovevano sottostare gli afroamericani. Conclusi gli studi nel 1948, pensa di diventare medico o avvocato. Alla fine però seguendo i consigli di suo padre decide di intraprendere un percorso di studi religiosi che lo porteranno a diventare un pastore battista come suo padre.

Quindi si laurea presso il Crozer Theological Seminary di Chester, Pennsylvania nel 1951 e poi a Boston dove consegue il suo dottorato in Filosofia nel 1955. Nel 1954 mentre si apprestava a conseguire il suo dottorato il giovane King deve decidere dove fare il pastore, e tra le varie scelte decide di trasferirsi a Montgomery, Alabama. Così all’età di 25 anni Martin Luther King Jr diventa il pastore di una delle città più razziste degli Stati Uniti.

La situazione a Montgomery era già tesa, l’emarginazione e la negazione dei basilari diritti civili alla comunità nera, erano già sfociati in diverse rivolte, spesso violente. Nel marzo del 1955, una studentessa di colore si rifiutò di cedere il proprio posto a sedere (nel settore riservato ai bianchi sul bus) ad un senzatetto bianco. L’autista dell’autobus le intimò di scendere ma lei si rifiutò, fino a quando non intervenne la polizia che l’arrestò. Il caso viene denunciato e King assieme ad altri attivisti decide di non intervenire, per ora.

Montgomery Advertiser Bus Boycott

Prima pagina del “Montgomery Advertiser” sul boicottaggio dei bus.

Meno di 9 mesi dopo, stavolta la vittima della discriminazione è la signora Rosa Parks, già appartenente al NAACP (National Association for the Advancement of Colored People). La notizia stavolta fece scalpore, e scatenò una serie di proteste violente della comunità nera contro autobus, polizia e vetrine dei negozi. Ci furono anche diversi incendi e qualche vittima. Quella stessa notte, i leader della comunità afro-americana di riunirono, guidati dal giovane, ma allora sconosciuto Martin Luther King. Si riunirono per decidere come affrontare questa situazione. King stupì tutti proponendo un sistema di protesta non violento, basato sul boicottaggio del potere bianco. Si organizzarono quindi proteste non-violente che prevedevano il boicottaggio degli autobus e di quelle attività “proibite” ai neri.

La rabbia della comunità bianca aumentò sempre di più fino a manifestarsi in episodi violenti, soprattutto da parte del Ku Klux Klan. Venne persino lanciata una bomba nella casa di King, in seguito con il pretesto di aver superato i limiti di velocità, venne arrestato e incarcerato. Intanto il movimento di King inizia a riscuotere consensi anche oltreoceano e appoggiato da stati quali la Svizzera e il Giappone. Il caso venne archiviato quando la Corte Distrettuale degli Stati Uniti stabilì che la segregazione tra neri e bianchi sugli autobus violava il XIV emendamento della Costituzione Americana. Il 13 novembre 1956 la Corte Suprema dichiarò, all’unanimità, che la segregazione razziale è reato. Dopo qualche tempo il boicottaggio dei bus a Montgomery finì, dopo ben 385 giorni! Ovviamente la decisione divise ancora di più le comunità, da una parte l’entusiasmo dei neri, dall’altra la rabbia degli attivisti bianchi più estremisti che attaccarono diverse chiese e case di pastori con bombe e incendi. Nel 1957 Martin Luther King, insieme ad altri attivisti tra cui il suo amico Ralph Abernathy, fonda la SCLC (Southern Christian Leadership Conference) con lo scopo di creare un’autorità di riferimento per i diritti civili e creare un movimento vero e proprio con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione e raggiungere la civile convivenza tra le razze. King guiderà la SCLC fino alla sua morte, 11 anni dopo.

Jim Crow Book

Libro illustrato sulla coon song “Jim Crow”.

Una delle prime campagne di MLK erano a favore dell’abolizione delle cosiddette “Leggi di Jim Crow”. Jim Crow era un personaggio di una nota coon song di fine 800. Era un nero sciancato e malconcio, simbolo della discriminazione razziale. Uno dei motti tipici delle rivolte era infatti “Stop Jim Crow”. Dai successi ottenuti, King diventò il leader del movimento per i diritti civili dei neri afro-americani in USA, grazie alla sua politica della non-violenza.

Nel 1958, mentre firmava alcune copie del suo libro “Stride Toward Freedom”, in un negozio di Harlem, viene gravemente accoltellato da una folle donna di colore. King riporta gravi lesioni ma se la cava.

Una cosa che spesso viene ignorata è che Martin Luther King, come suo padre era un repubblicano e ciò non deve sorprenderci, ci dovrebbe sorprendere invece che anche in Italia, i protestanti hanno offuscato questo dettaglio, utilizzando la Chiesa Cattolica per pubblicizzare la loro religione, anche se sono contrari a tutto ciò. Del resto anche Abramo Lincoln era un repubblicano ed era un abolizionista della schiavitù. I democratici invece, erano segregazionisti fino a tempi recenti (alcuni di loro vennero persino accusati di far parte del Ku Klux Klan). In ogni caso MLK non fu un uomo legato molto alla politica, anche se per il ruolo che occupava, era sempre a contatto con quel mondo; ma un uomo di chiesa così come Gandhi, sua fonte d’ispirazione. La situazione politica era ben diversa da quella attuale. Il Presidente Repubblicano Dwight Eisenhower, impose la Civil Rights Act, nel 1957 e inviò nell’Arkansas truppe di soldati a presidiare le scuole che volevano mantenere la segregazione. Il Presidente John F. Kennedy, lodato e riconosciuto come un promotore dei diritti civili, era allora senatore, e votò contro la Civil Rights Act del 1957! Inoltre Kennedy fece tenere sotto controllo dal FBI, King sospettato di essere un comunista.

Martin Luther King

MLK durante un discorso pubblico.

Con gli anni la Civil Rights Act venne modificata e migliorata. Nel 1964 venne aggiunta alla “Law of the USA” e nel 1965 ampliata con la Voting Rights Act che dava diritto di voto a tutti, ma proprio tutti i cittadini americani aventi diritto! Nel 1969 con la Affirmative Action compresa nel famoso Piano Filadelfia di Richard Nixon, venne abolita la “cacciata dei neri” dai posti di lavoro pubblici, attuata nel 1912 da Woodrow Wilson.

Nonostante i numerosi e importanti risultati ottenuti, il quadro politico non cambiò molto attorno a MLK.

Nel luglio del 1960 John F. Kennedy si candida per la Casa Bianca, inizialmente King non ha fiducia nel candidato democratico. Si ricrede dopo qualche tempo quando viene arrestato durante delle proteste in Georgia e rilasciato grazie alle pressioni di John e Robert Kennedy. Alle presidenziali Kennedy ottiene circa il 70% dei voti dalla comunità nera. Quindi ora il neo Presidente degli USA deve necessariamente soddisfare la fiducia dei suoi elettori. Grazie all’appoggio presidenziale, King e gli altri attivisti della SCLC nel sud degli USA. Nel novembre del 1961 ad Albany, Georgia, si formò un movimento anti-segregazionista al quale nel dicembre dello stesso anno si aggregarono King e la SCLC. Il movimento di non-violenza coinvolse diverse centinaia di cittadini di ogni razza, attirando l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema. Ad Albany, MLK viene anche arrestato durante una protesta e condannato e incarcerato. Di fronte a tale ingiustizia inizialmente lascia la città ma poi sconterà la sua pena, anche se dopo 3 giorni dalla sentenza viene rilasciato.

Dopo un anno intero di proteste, condanne e intenso attivismo, proprio ad Albany, King inizia a notare le prime divisioni e ben presto nonostante i suoi sforzi vennero fuori vari problemi interni al movimento, causati soprattutto dall’atteggiamento delle autorità governative locali. Però nonostante la campagna di Albany non avesse portato ai risultati sperati, per la prima volta il movimento di King dimostrò che una lotta non-violenta ben organizzata poteva coinvolgere centinaia di persone, unite per lo stesso obiettivo, in tutto il Paese.

Guidato dal reverendo Wyatt Tee Walker, direttore esecutivo della SCLC, inizia a Birmingham, Alabama, una campagna per la salvaguardia e protezione dei diritti civili degli afro-americani, per eliminare alcuni aspetti della politica sociale, economica che teneva il paese diviso tra bianchi e neri. Nella primavera del 1963 la lotta non-violenta arrivò al culmine. Le “armi” utilizzate furono la disobbedienza civile: disobbedire alle leggi che si ritenevano ingiuste e subirne le conseguenze penali. Gli obiettivi erano 2: uno era quello di mettere in evidenza la violazione di certe leggi, e due, costringere la polizia a fare arresti di massa per sovraffollare le carceri e quindi causare altri problemi!

Martin Luther King

MLK in carcere a Birmingham. Da qui scriverà qui la sua famosissima lettera.

Oltre a questo la protesta comprendeva boicottaggio di diverse attività commerciali e occupazioni di locali proibiti ai neri. Il 13 aprile MLK viene arrestato di nuovo; ed è in quei giorni scrisse la sua famosa “Letter from Birmingham Jail” nella quale accusa apertamente 8 sacerdoti del posto i quali sostenevano che la battaglia contro la segregazione razziale doveva esserci solo nei tribunali, non nelle strade. Inoltre King sostiene che “non solo la disobbedienza civile è giustificata di fronte a leggi ingiuste, ma è nostra responsabilità morale disobbedire ad esse”. In accordo con quanto disse Sant’Agostino secoli prima: “Una legge ingiusta non è legge”.

Appena fuori è più deciso che mai a continuare la protesta. Dato che molti attivisti non erano presenti, il movimento coinvolse anche molte donne e bambini che si unirono alla protesta coinvolti dall’ardore e dalla voglia di libertà di King. A Birmingham però la polizia reagisce brutalmente alle proteste, lanciando i cani sulla folla che protestava pacificamente, utilizzando anche gli idranti contro i neri. Nel frattempo “in supporto” alla polizia si unirono molti bianchi estremisti con lanci di bottiglie e mattoni. La civile e pacifica manifestazione si trasformò così in una terribile guerriglia urbana di inaudita violenza… Sotto gli occhi di tutto il mondo gli USA offrirono un orribile spettacolo di violenza e razzismo.

Alla fine i violenti scontri, le vittime e il rischio di esporre i bambini a gravi pericoli portarono i loro risultati. A Birmingham la reputazione di MLK e i suoi crebbe notevolmente. Il capo della polizia Connor perse il proprio posto di lavoro e vennero abolite le “Leggi di Jim Crow” aprendo numerosissime possibilità alla popolazione nera del posto!

Nel 1963 il Presidente Kennedy e i leader dei principali movimenti per i diritti civili, dopo non pochi problemi amministrativi riuscì, col supporto di Martin Luther King, che si stava avvicinando alle idee di JFK, ad indire una marcia pacifica a Washington. Inizialmente questa marcia venne vista dagli attivisti come un’occasione per farsi sentire davvero da chi è al potere invece, i toni vennero smorzati rendendo la manifestazione un momento di armonia tra gente bianca e nera, cosa che non si era praticamente mai verificata. Questa cosa non venne vista di buon occhio da alcuni attivisti, uno su tutti Malcolm X che rinominò l’evento la “Farsa su Washington”.

Martin Luther King

La Marcia su Washington.

Nonostante gli attriti iniziali, la manifestazione ottenne un successo mondiale! Parteciparono alla marcia migliaia di persone di tutte le razze e pacificamente affollarono il Lincoln Memorial. I presenti poterono assistere alla stretta di mano di Kennedy con i leader della SCLC e soprattutto al profondo e famosissimo discorso “I Have a Dream” di MLK, che da quel giorno divenne lo slogan del movimento, e considerato uno dei discorsi più importanti della storia dell’oratoria americana e mondiale.

Il 22 novembre 1963 a Dallas, il presidente John Fitzgerald Kennedy viene assassinato. L’America è incredula e sconvolta. Colui che più di ogni altro politico rappresentava una grande speranza per gli afro-americani per riscattarsi dei loro diritti era scomparso per sempre. King superato il momento di tristezza, continua a organizzare proteste e a compilare richieste da porre alla futura amministrazione Johnson.

Verso la fine del 1964 la SCLC si unì alla SNCC (Student Nonviolent Coordinating Committee), un’altra grande organizzazione per i diritti dei neri, per organizzare manifestazioni non-violente a Selma, Alabama, dove la SNCC era già impegnata. Le autorità locali cercarono di proibire gli incontri tra le varie fazioni organizzatrici ma la situazione si risolse quando King affrontò i giudici in tribunale con un discorso nella Brown Chapel il 2 gennaio 1965.

La notorietà di King era ormai a livelli mondiali. Le sue proteste assunsero una tale rilevanza che venne riconosciuto come leader mondiale del movimento per i diritti civili. Questo suo ruolo venne reso ancor più importante nel 1964 quando gli venne assegnato il Premio Nobel per la Pace. Divenne così il più giovane nella storia ad essere insignito di tale riconoscimento. Nello stesso anno incontra il papa Paolo VI che gli dà la sua benedizione e lo appoggia nella sua lotta.

Il 7 marzo del 1965, di domenica la SCLC e la SNCC vollero organizzare una marcia da Selma a Montgomery, capitale dello stato dell’Alabama. Dopo alcuni tentativi falliti, la marcia si tenne e nonostante l’assenza di King è ricordata come una delle più importanti marce soprattutto per i tragici eventi che seguirono. Infatti la violenza immotivata della polizia sui manifestanti fecero si che la giornata venisse ricordata come “Bloody Sunday”.

1966, King decide di organizzare proteste e manifestazioni anche in altre città di altri stati. Decide di partire da Chicago dove forma una coalizione con la CCCO (Coordinating Council of Community Organizations). Questa volta l’obiettivo è il sistema immobiliare che prediligeva le coppie e famiglie di bianchi e assegnava ai neri case decrepite e poco agibili anche a parità di reddito e requisiti. King e i suoi si resero conto che la situazione nel nord degli Stati Uniti non era diversa dai paesi del Sud. Infatti anche a Chicago ci furono episodi di violenza, lo stesso MLK venne colpito da un mattone durante la marcia.

Nel 1968 partì la “Poor People’s Campaign”, che aveva come obiettivo la giustizia sociale. La SCLC chiedeva aiuti economici per i meno abbienti, e investimenti per migliorare e ricostruire delle zone disastrate di alcune città americane. Si denunciò inoltre la completa indifferenza alla povertà del Paese in un periodo dove in piena Guerra Fredda, gli USA utilizzava ingenti quantità di denaro per gli armamenti e per la Guerra del Vietnam (alla quale King era ovviamente contrario!), anziché occuparsi della povera gente che non aveva nemmeno un tetto sopra la testa. Dopo molte proteste in diversi stati, un’incredibile massa di gente si concentrò a Washington iniziando una campagna di disobbedienza civile finché il Congresso non poté che accettare le richieste di King. Ad ogni modo MLK non era soddisfatto, aveva raggiunto il suo obiettivo ma il sistema era comunque sbagliato e quindi continuò la propria lotta.

Martin Luther King & Malcolm X

MLK & Malcolm X: 2 leader del movimento nero per i diritti civili. Mezzi diversi ma fine comune.

Nonostante i brillanti risultati ottenuti i leader di alcuni movimenti iniziarono ad allontanarsi da King, sostenendo che con i suoi metodi non-violenti non avrebbe mai ottenuto niente di concreto. E per quanto non c’era più la carismatica figura di Malcolm X, il movimento LCFO (Lowndes County Freedom Organization) fondato da Stokely Carmichael, continuatore dell’opera di Malcolm X. Iniziarono così proteste violente in diverse città. Il movimento della “Black Power” si schierò così contro King rifiutando l’integrazione razziale, inneggiando al potere nero e l’inferiorità della razza bianca. E tutto questo attraverso gravi scontri tra le varie fazioni e tra gli estremisti bianchi e i neri. Nell’estate del 1966 in un ghetto nero di Los Angeles ci furono 35 morti, più di 1000 feriti e milioni di dollari di danni. La polizia e i bianchi reagirono brutalmente: diversi leader neri vennero uccisi, altri picchiati e arrestati. E la credibilità del movimento di King viene messa in discussione.

Negli anni successivi Martin Luther King riceve diverse minacce di morte. Nel marzo del 1968 a Memphis gli operai neri di una nota azienda di raccolta di rifiuti urbani iniziarono una protesta perché il loro stipendio era nettamente ridotto rispetto a quello degli operai bianchi di pari ruolo. King appoggiò la protesta e arrivò a Memphis il 3 aprile. King prese subito il comando della protesta ma la marcia pacifica venne interrotta dai seguaci di Carmichael. In pochi istanti il corteo si trasformò in una battaglia urbana, la polizia intervenne attaccando la folla e negli scontri si registra anche una vittima, il sedicenne Larry Paine, ucciso da un colpo di fucile. MLK sconvolto rientrò in albergo, al Lorraine Motel. Con i suoi collaboratori iniziano a pianificare un nuovo corteo per i giorni seguenti. Alle 18:00 circa, King esce sul balcone del motel e viene colpito alla testa da un colpo di fucile sparato da un cecchino.

Martin Luther King  morì un’ora dopo lo sparo, il 4 aprile 1968.

Martin Luther King

Lorraine Motel, Memphis… MLK viene assassinato…

Come testimoniò Jesse Jackson, suo collaboratore, presente al momento dell’assassinio, pochi istanti prima di essere ucciso MLK si era confidato con il musicista Ben Branch che avrebbe suonato la sera ad un incontro in chiesa.

King gli chiese di suonare il suo inno preferito “Take My Hand, My Precious Lord”, che venne poi eseguita alla cerimonia per il suo funerale da Mahalia Jackson, cara amica di MLK.

La notizia della morte di King fa il giro del mondo e fa registrare numerose proteste violente in più di 100 città americane! Il Presidente degli USA Lyndon B. Johnson dichiarò il 7 aprile come giornata di Lutto Nazionale in memoria del grande Leader. L’opinione pubblica e tutti i sostenitori di King furono sconvolti anche perché erano passati solo 5 anni dalla morte del presidente Kennedy. Su richiesta della vedova Coretta King, il funerale si svolse così come King avrebbe desiderato, con grande semplicità: la sua bara trascinata da due asinelli e, come espressamente chiesto da MLK quando era in vita, durante la cerimonia non vennero menzionati i numerosi riconoscimenti ricevuti.

James Earl Ray, l’assassino di MLK inizialmente confessò, poi riuscì ad evadere dal carcere. Dopo qualche tempo venne arrestato a Londra mentre cercava di lasciare il Paese. Trasferito immediatamente in Tennessee, venne processato ma nonostante si fosse dichiarato colpevole tempo prima, ritrattò dichiarandosi innocente per evitare la pena di morte. Venne comunque condannato a 99 anni di carcere.

L’impegno di Martin Luther King fu impagabile, i suoi metodi non-violenti influenzarono migliaia di persone. Si ispirò a questo principio quando nel 1959 fece un viaggio in India per incontrare il Mahatma Gandhi sua vera fonte d’ispirazione per la lotta non-violenta, considerata da King e Gandhi l’arma più potente a disposizione della popolazione oppressa dalle ingiustizie.

Durante la sua vita King ha lottato per moltissimi, nobili scopi ma uno dei più importanti per i quali ha lottato è stato il diritto di voto per le comunità nere. Grazie alla SCLC e alla grande partecipazione del popolo quest’enorme barriera venne abbattuta e diventò una legge nel 1965 con la Voting Rights Act! La grandezza dell’uomo MLK, sta nel suo costante e instancabile impegno per i diritti civili.

Martin Luther King & Lyndon Johnson

MLK & Lyndon Johnson durante l’accordo per la “Voting Rights Act”.

Ogni giorno i giornali, tv, radio parlavano di proteste, di manifestazioni, boicottaggi e occupazioni non violente ad opera di neri, aumentando sempre più l’impatto mediatico e sensibilizzando sempre più l’opinione pubblica sul problema dell’integrazione razziale.

L’idea di King, il sogno di King, era quello della cosiddetta “Beloved Community” (comunità d’amore), un’unica comunità tra tutti i popoli della Terra dove la cosa più importante sia l’animo della persona e non il colore della sua pelle. Immagine ben lontana dalle idee capitaliste che portano solo a materialismo e consumismo estremo; e lontano dalle idee comuniste, che distruggono la libertà individuale e allontanano l’uomo da Dio.

Ancora oggi la figura di Martin Luther King è accostata a quella dei più grandi uomini del passato. Numerosi artisti attuali citano MLK nelle loro canzoni, una su tutte Pride (In the Name of Love) degli U2 è dedicata a lui. C’è anche un altro pezzo degli U2, MLK dedicato al grande Leader.

Martin Luther KingAltri artisti come i Queen fanno riferimento a lui in One Vision, Ben Harper in Like a King; Michael Jackson più volte cita Martin Luther King in They Don’t Care About Us quando dice “but if Martin Luther was living he wouldn’t let this be”; oppure nel video di Man in the Mirror; oppure in HIStory campiona un pezzo del celeberrimo discorso “I Have a Dream”.

Dal 1986 venne istituito il “Martin Luther King Day”, una giornata dedicata al Leader nero per ricordare la sua morte e soprattutto la sua persona. Si celebra in tutti gli USA dal 1993 anche se solo dal 2000 viene considerata festa nazionale, e solo dal 2007 ci sono celebrazioni anche nel resto del mondo. A detta di molte associazioni umanitarie (e anche secondo chi vi scrive) dovrebbe diventare una festa planetaria, perché se oggi viviamo in società che sono ormai multietniche, se abbiamo superato gli odi e abbiamo conquistato finalmente l’uguaglianza è soprattutto grazie al suo sogno.

Fonte per i dati storici: Wikipedia.it e martinlutherking.org.

Qui di seguito un video con le immagini vere, documentate dalle tv dell’epoca delle manifestazioni, le proteste del movimento non-violento di MLK, ma anche le violenze subite dai manifestanti. Il tutto sulle note di “Pride (In the Name of Love)” degli U2, canzone dedicata proprio a Martin Luther King.

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10 thoughts on “…He had a dream…

  1. che bella grafica questo blog…accompagna la lettura,non so come spiegarlo meglio…un consiglio che ti voglio dare è di nascondere i tag dei post ,almeno nella home del blog…ma va bene anche così eh

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