He Got Game [1998]

The Father, the Son & the Holy Game

Jesus Shuttlesworth (Ray Allen), liceale giocatore di pallacanestro di Coney Island è il miglior giocatore della sua età degli Stati Uniti, tutte le migliori università degli States lo vorrebbero nelle loro rispettive squadre di basket per vincere il campionato NCAA. “He Got Game” appunto, come dice in slang per un giocatore di talento.

He Got Game

Locandina del film.

È una star ormai, tutti lo riconoscono e tutti gli chiedono: “ricordati di me quando sarai ricco e famoso!”. Lui li ignora perché dentro di sé sa di essere molto forte ma è cresciuto con dure regole e disciplina, grazie a suo padre… Già suo padre Jake Shuttlesworth (Denzel Washington), in carcere, condannato a 20 anni per omicidio preterintenzionale di sua moglie, nonché madre di Jesus, che non l’ha mai perdonato per questo motivo.

Jake però ha una possibilità: viene convocato dal direttore del carcere, da parte del Governatore, che gli propone una forte riduzione della sua pena, in cambio deve riuscire a convincere Jesus a scegliere  l’Università di Big State, della quale il Governatore è un forte sostenitore. Per potersi incontrare però Jake viene costretto a mangiare cibo avariato per essere allontanato dal carcere con una sospetta intossicazione e quindi fuori in semi-libertà. Ha una settimana di tempo per convincere Jesus.

Appena fuori, Jake, che è sorvegliato a distanza con un dispositivo elettronico e da due agenti di scorta, incontra subito sua figlia Mary (Zelda Harris) che è felicissima di rivederlo. Diversa la reazione di Jesus che si rifiuta di ospitarlo e lo considera uno sconosciuto. Jake si stabilisce così in un albergo a Coney Island dove conosce Dakota (Milla Jovovich), una prostituta che viene continuamente picchiata dal suo pappone. Jake è molto attratto da Dakota e cerca di fare il possibile per farla uscire da quella situazione.

Nel frattempo Jesus è contattato da agenti che lo vogliono nella NBA, allenatori che lo vorrebbero nella loro squadra universitaria. Anche la gente più vicina a lui come la fidanzata Lala (Rosario Dawson) cerca di persuaderlo, accettando persino denaro (e altro) per esercitare influenza sul ragazzo per scegliere l’università. I suoi amici (falsi), conoscenti e chiunque lo conosce cerca di accaparrarsi una parte di quella che sarà la futura stella del basket mondiale.

Jake tenta per tutta la settimana di stabilire un dialogo col figlio con poco successo, riescono a scambiare due chiacchiere ma Jesus è testardo, arrabbiato con lui e pensa al suo futuro. Da ricordare la scena in cui Jake spiega al figlio il motivo del suo nome, che è sempre pesato a Jesus, perché da bambino tutti lo prendevano in giro e pensava di essere cresciuto in una famiglia di predicatori. In realtà il nome è dato dal soprannome che molti anni prima avevano dato a Earl Monroe, guardia dei New York Knicks degli anni 70, ovvero “Black Jesus”. Per un attimo Jesus è felice con suo padre, sembra quasi volerlo riaccogliere nella sua vita ma ci ripensa subito e lo allontana.

He Got Game

Jake e Jesus in uno dei momenti più intensi del film.

Jake non ha più molte possibilità, confessa al figlio il vero motivo della sua presenza lì in quel momento, l’ultima sera a sua disposizione lo sfida in uno-contro-uno per costringerlo ad iscriversi a Big State. Durante la sfida, c’è il vero confronto morale tra i due, perché è qui che si sono sempre confrontati fin da quando Jesus era un bambino, è questo il loro linguaggio, è questo ciò che li accomuna dentro, è questo il loro mondo e il loro unico amore… il gioco del basket. Jake confessa al figlio alcune cose che non gli ha mai detto, Jesus invece incassa silenziosamente e vince la sfida maltrattando “cestisticamente” suo padre. Alla fine Jake si complimenta col figlio e gli augura il meglio, lo saluta e torna in prigione.

Jesus rimane stupito dal sentimento del padre e capisce veramente quanto gli voglia bene, nonostante i suoi rifiuti. Quindi decide di iscriversi a Big State per la gioia del Governatore che ora dovrà mantenere la promessa fatta con Jake.

Un film intenso, a tratti duro per le immagini crude spesso mostrate, scene di sesso e violenza della New York del ghetto, ma un film che fa riflettere su tanti aspetti della vita, l’amore del padre per il figlio, il cinismo del mondo del business che circonda Jesus e lo tenta sotto ogni aspetto. Gli viene offerto di tutto, soldi, gioielli, auto, sesso e per cosa? Solo per iscriversi alla loro università e quindi portare fiumi di dollari nelle tasche delle alte cariche. La disciplina e l’umiltà che Jake ha tramandato a suo figlio con il duro allenamento e le dure lezioni di vita e di pallacanestro, vera protagonista del film. Uno sport che Spike Lee ama e del quale chi vi scrive ne è innamorato.

In questo capolavoro cinematografico il basket è la vita, le difficoltà incontrate da Jesus sono le stesse che chiunque può trovare nella vita quotidiana: i falsi amici, l’ipocrisia della gente, le indecisioni nelle scelte… il tutto parallelamente alla sua passione sfrenata per lo sport più bello del mondo.

Ancora una volta Spike Lee si fa portavoce delle condizioni precarie in cui si vive nei ghetti neri d’America e dei problemi razziali. E per la prima volta mette in scena l’avidità e il cinismo del mondo del business che mette al primo posto il denaro, ignorando quelli che sono i veri valori e la vera essenza della vita.

Degna di nota è la colonna sonora del film interamente scritta e interpretata dai Public Enemy che ne hanno fatto un album dedicato con la famosissima hit He Got Game e altri pezzi in pieno stile playground come Unstoppable (feat. Krs-One) oppure Game Face.

Qui di seguito 2 video: il primo è l’introduzione del film… un vero tributo poetico di Spike Lee per il basket. Il secondo è la l’1 vs 1 finale tra Jesus e suo padre.

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2 thoughts on “He Got Game [1998]

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