Il Principe da Minneapolis

Uno degli artisti più controversi e chiacchierati della storia, un innovatore, un genio musicale indiscusso, che dopo più di 30 anni di carriera continua ad evolversi instancabilmente. Vi sto parlando di Prince Rogers Nelson, a.k.a Prince.

Prince

Il logo di Prince.

Cantautore, chitarrista, regista, produttore discografico; un artista e musicista poliedrico. Durante la sua carriera non si è mai identificato definitivamente in un genere musicale. Il suo stile ricorda gli Earth, Wind & Fire, George Clinton o Stevie Wonder, a tratti James Brown, Jimi Hendrix, i Beatles o Frank Zappa; coinvolgendo diversi stili come funk, rock classico e pop, soul e blues. Il risultato è un crossover di generi originalissimo che ha permesso a Prince di non sfociare mai nel “già sentito”. Nel 2004, Rolling Stone l’ha inserito alla posizione #28 tra i 100 migliori artisti di sempre.

Da sempre (soprattutto agli esordi), Prince è sempre stato contrapposto ad un altro grande della musica, Michael Jackson. Lui visto come un musicista destabilizzante, provocante, legato ai sentimenti terreni e anche più astuto commercialmente del suo rivale più diretto, MJ, visto come una figura “angelica”, romantico e pacifista. A differenza di Jackson, molto legato alle radici soul e r&b della sua musica; la musica di Prince è figlia di culture diverse, una fusion di funky, rhytm’n’blues, electric boogie. Così originale, che qualcuno lo considerava negli anni ’80, un promotore del genere musicale del futuro, che riunisce diversi stili e culture in un unico modello, il suo.

Prince ha all’attivo 34 album, con una progressione di pubblicazioni impressionante e successi talvolta planetari, altre volte più limitati ai fans sfegatati, ma comunque sempre grande successo. Inizia del 1978 con “For You”. Prince ha 20 anni, l’inesperienza fa il suo gioco ma comunque sorprende vedere quell’arrogante nero muoversi e cantare in quel modo.

Prince

Il periodo “Purple Rain”.

Nel 1984, dopo altri 4 album, esce “Purple Rain” che lascia l’intero panorama musicale dell’epoca, senza parole. Rimane in vetta alle classifiche per 24 settimane, vendendo più di 13 milioni di copie negli USA. Raggiunge contemporaneamente la prima posizione nelle classifiche dei singoli, degli album e dei film! Impresa riuscita prima solo ai Beatles. Il film omonimo vince il premio Oscar per la miglior canzone originale. Venne dichiarato artista dell’anno come miglior attore e musicista. Il mondo dello spettacolo ha così il suo “Principe”.

“Purple Rain” è un album completo, innovativo che alterna ballate struggenti ad assoli rock, sesso e grandi performance live. Suonato magistralmente dalla famosa band di Prince, i The Revolution.

Prince è quasi sempre stato al centro di polemiche e controversie legali. In Purple Rain, infatti, inserisce un brano con un testo che definire “osceno” è un eufemismo, dal titolo Darling Nikki che inizia così (lascio a voi la traduzione):

“I knew a girl named Nikki – I guess u could say she was a sex fiend – I met her in a hotel lobby – masturbating with a magazine”.

Nikki è un personaggio del film che ha una relazione di una sola notte con Kid (interpretato da Prince stesso) che si allea con l’eterno nemico Kid stesso per formare una band femminile. E durante una serata Kid mentre canta Darling Nikki, si vendica insultandola davanti alla platea.

Il pezzo in questione costrinse Tipper Gore, moglie dell’ex vice presidente statunitense Al Gore ad attivarsi per costituire un comitato per un maggiore controllo sui testi musicali più spinti. È attraverso questo comitato che nacque il famosissimo marchio “Parental Advisory – Explicit Lyrics”, presente su tutte le copertine degli album che contengono testi “espliciti” appunto. Altri brani da segnalare in “Purple Rain”, il funk tiratissimo di I Woul Die for You e Baby I’m a Star, dedicato a se stesso e al proprio successo. Un album unico ed imperdibile.

Prince - Around the World in a Day

“Around the World in a Day”.

Nel 1985 sull’onda del successo di Purple Rain, esce “Around the World in a Day”. Album decisamente pop che contiene brani storici come Paisley Park, Raspberry Beret che sono tra i più famosi di Prince. Dopo il misterioso “Black Album” del 1987, pubblicato definitivamente nel 1994, nel 1987 esce uno dei migliori e più significativi lavori di Prince, “Sign O’ the Times”. Il suo miglior album secondo chi vi scrive (e non solo) entrato di diritto tra i migliori album dell’epoca e tra i migliori della storia. Un album intenso, il primo di Prince senza i The Revolution, dopo il primo, secondo ascolto può lasciare spiazzati, si ha la sensazione di non capire, viene da chiedersi cosa si stia ascoltando! Solo dopo ripetuti ascolti s’inizia a scoprire quel mondo e quel sound che appariva incomprensibile prima. Il Genio di Prince al suo massimo in quest’album che parla d’amore, amore estremo vissuto al limite e senza pudore. Contiene pezzi come Sign O’ the Times, You Got the Look, If I Was Your Girlfriend che hanno fatto storia. Per gli amanti delle statistiche: Sign O’ the Times è al #6° posto nei 200 album più belli secondo Billboard e, inserito nel 2003 al #93° posto tra i 500 album più belli di sempre da Rolling Stone e nel 2006 la rivista “Q” l’ha inserito al #12° posto tra i migliori 40 album degli anni 80. E, giusto per gradire, ha venduto più di 3,2 milioni di copie… impressionante!

L’insaziabile genio da Minneapolis ormai è un grandissimo, e il suo successo lo porta, nel 1988 a “sfornare” un altro grande album, “Lovesexy” che non replicherà il successo dei 2 album precedenti ma comunque un grande lavoro. Un disco originale e fantasioso che anche senza ascoltarlo dà l’idea di essere diverso dai precedenti… Infatti si rimane spiazzati già dalla copertina che ritrae Prince nudo adagiato tra petali di iris e lilium… un’immagine che fece scandalo, tanto che alcuni negozi americani si rifiutarono di vendere il disco! Uno stile funky puro e limpido, con alcuni accenni di hip hop, comunque un album ben suonato con i tipici “esperimenti sonori” di Prince ben amalgamati in un incalzante ritmo dove la chitarra funk di Prince dirige la varietà di suoni presenti nel disco. Tracce come le ballate Anna Stesia, When 2 R in Love non lasciano indifferenti ed esperimenti come Dance On anticipano incredibilmente quella che sarà la drum’n’bass di quasi 10 anni dopo!

Prince

Prince in un recente show.

Con questo album termina il periodo più creativo e di successo della carriera di Prince, e inizia un periodo ricco dal punto di vista delle uscite ma inferiore musicalmente rispetto alle produzioni anni 80. In ogni caso i lavori di Prince riscuotono sempre un buon successo, anche perché la sua sperimentazione è continua, la continua fusion tra correnti musicali lo porta a modellare a piacimento i suoi pezzi.

Nel 1992 esce “Love Symbol” caratterizzato da un simbolo in copertina che diventerà poi marchio dell’artista. Un album che come tipico di Prince, trova difficoltà a trovare una collocazione di genere precisa, contiene elementi di jazz, funk, reggae, r&b e hip hop.  Con questo album iniziano le controversie e i dissidi con la Warner Bros con la quale Prince ha appena firmato un contratto per 100 milioni di $! E per allontanarsi dalla Major decide di identificarsi non più con il nome “Prince”, ma con il simbolo (a fianco) presente sulla copertina di “Love Symbol” che si interpreta, come lui stesso dichiara, con The Artist Formerly Known As Prince (o TAFKAP) e poi semplicemente come The Artist.

Nel 1994, pubblica “Come”. Un album breve ma intenso dove Prince parla di sesso in tutte le sue forme e sfaccettature (letteralmente!). All’interno dei pezzi sono inseriti gemiti e urla di una donna durante un orgasmo che si confronta e affianca alla sua magnifica chitarra elettrica, in perfetta emulazione di Jimi Hendrix. Un album piacevole, suonato magistralmente che difficilmente stanca.

Dopo anni di produzioni varie e di dissidi legali con la Warner, nel 2002 Prince annuncia al mondo di essere diventato vegetariano e di essersi convertito ai “Testimoni di Geova”. E lo fa con l’album “The Rainbow Children”, un lavoro interamente suonato da Prince con il batterista John Blackwell. Album denso di religione, lontano dal mercato discografico ma un album da veri intenditori di musica black, jazz e funk. La musica sembra uscire dolcemente dal cuore dei musicisti e non dai sintetizzatori elettronici. Con la sua conversione, cambiano anche i suoi testi e non hanno più bisogno del “Parental Advisory”.

Nel 2004 Prince entra nella Rock and Roll Hall of Fame. Un riconoscimento riservato i grandissimi, gente del calibro di James Brown, Stevie Wonder, Jimi Hendix, Beatles, e molti altri.

Prince

La famosa “Yellow Cloud” la nuvola gialla di Prince, suonata nel video di Gett Off.

A vent’anni da “Purple Rain” (2004), viene pubblicato “Musicology”. Un gran bel lavoro, secondo chi vi scrive che viene inserito a pieno nel genere funk. Prince sembra voler ritrovare l’essenza vera della musica black e riesce a soddisfare al meglio il suo bisogno. Ci sono pezzi trascinanti, con i quali è difficile stare fermi e non muoversi a tempo, pezzi caratterizzati da quel funk minimale con un giro di basso e chitarra strozzata in controtempo. E poi pezzi lenti e sdolcinati nei quali Prince è secondo a pochi, unico nel creare atmosfere romantiche. Un album che si fa piacevolmente ascoltare, che coinvolge e ci riconcilia con il funk allo stato puro.

Altra produzione del 21° secolo, degna di nota, è “3121” album discreto, ancora una volta Prince “fonde” funk, r&b, e soul regalando pezzi come Get on the Boat accompagnata dal sax di Maceo Parker o Satisfied, un pezzo r&b old school cantato in falsetto dal nostro Principe. Complessivamente un buon lavoro, pezzi come Love, The Word e The Dance sono ben fatti, ma alternati a pezzi di più basso livello.

Prince da oltre 30 anni produce e vende milioni di dischi, non ha mai smesso di stupire e di far parlare di sé. Un artista come pochi, provocatore eccentrico, artista eclettico e geniale, egocentrico e trascinatore sul palco, fantasioso sperimentatore in studio. Per chi non ha avuto mai occasione di ascoltare qualche suo pezzo, beh è ora di rimediare, soprattutto se siete amanti del genere. Fatevi trasportare da “Purple Rain”, passando per “Around the World in a Day” e “Sign O’ the Times”, per  “Lovesexy” fermandovi a “Love Symbol” e “Come” fino a “The Rainbow Children” e “Musicology” e magari approfondite con “3121”, “Planet Earth” (2007) e “LOtUSFLOW3R” (2009).

Una cosa è certa: NON RESTERETE DELUSI!!!

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13 thoughts on “Il Principe da Minneapolis

  1. Bravo artista; non ho molta familiarità con la sua musica, specialmente per quanto riguarda il suo periodo migliore; mi sono da tempo promesso di ascoltare qualcosa di più ma per ora non ne ho mai avuto l'occasione.

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  2. E' il mio idolo da quando la prima volta l'ho visto a DISCO RING (sono passati anni) il suo mitico album PURPLE RAIN. Da quel momento ho comprato tutti i suoi lavori, ho persino l'originale THE BLACK ALBUM.
    Non smettero' mai di seguirlo !!!!

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