Il Guru dell’Hip-Hop/Jazz

Quando si parla di grandi MC, ci tornano alla mente i nomi dei più grandi, Tupac Shakur, Notorious B.I.G. (R.I.P.) oppure dei più recenti come Jay-Z, Snoop Dogg. Ma solo i più attenti ricordano, tra questi, un uomo che per gran parte della sua carriera ha ricercato il sound ideale, sperimentando “fusion” che nessun altro prima di lui aveva mai approcciato.

Gang Starr

I Gang Starr… un duo storico!

Vi sto parlando di Keith Elam, meglio conosciuto come Guru, scomparso un mese fa dopo aver lottato per più di un anno contro un cancro. La carriera di Keith inizia sotto lo pseudonimo di MC Keithy, ma di lì a poco avrebbe cambiato il suo nome in Guru. Nel 1987 fonda i Gang Starr insieme a DJ Premier. Il loro primo lavoro passa in sordina… poco apprezzato dal grande pubblico. Poco male, perché il loro “No More Mr. Nice Guy” datato 1989, piace molto e sorprende il regista newyorkese Spike Lee che decide di reclutarli per un brano nella colonna sonora del suo film “Mo’ Better Blues”.

I due quindi incidono per la soundtrack, Jazz Thing con la collaborazione di Branford Marsalis al sax. Questa partecipazione all’interno della colonna sonora aumenta notevolmente la popolarità dei Gang Starr che continuano per la loro strada, continuando a campionare samples jazz mixate a beat tipici hip hop.

Nel 1991 esce “Step in the Arena” che ha decisamente più successo del loro album d’esordio. Un album, intenso ma che non stanca, anzi sorprende sempre più per la varietà di  campioni jazz, mai ripetitivi, con un beat contro il quale è difficile resistere!

Ci sono pezzi come Who’s Gonna Take the Weight? che contengono campioni presi dall’omonimo brano dei Kool & the Gang, mixati a Parrty di Maceo & the Macks; oppure in Here Today, Gone Tomorrow dove riconosciamo You’ll Like It Too dei Funkadelic e Crosswind di Billy Cobham. E Ancora in Take a Rest troviamo campioni di T Play Sit Cool di Marvin Gaye e Right On for the Darkness di Curtis Mayfield. Un lavoro magistrale dei Gang Starr, considerato uno dei migliori della loro carriera e addirittura considerato nel 2007 il miglior album hip hop di tutti i tempi da IGN!!!

Nel 1993 Guru continua la sua sperimentazione “fusion” e, servendosi della collaborazione di grandi nomi come MC Solaar, N’Dea Davenport, Donald Byrd, pubblica “Jazzmatazz, Vol. 1”. Un album che inizia con un’intro con lo stesso Guru che presenta il suo lavoro: “Peace yo’ and welcome to Jazzmatazz. An experimental fusion of hip hop and live jazz…”.

Guru - Guru's Jazzmatazz, Vol. 1

“Jazzmatazz, Vol. 1” – Primo esperimento di fusion hip hop/jazz.

Sorprendente… è questo che viene da pensare ascoltandolo. A tratti ci lascia spiazzati per le sonorità uniche che vengono fuori dallo stereo. Viene da chiedersi in che categoria va inserito questo lavoro! Difficilmente però avrete la risposta perché è così particolare ed unico nel suo genere che continuerete a farvi trasportare dal ritmo senza farvi troppe domande!

Da segnalare brani di una bellezza stordente come Trust Me (feat. N’Dea Davenport) che contiene un campione di Funky President di James Brown o Transit Ride (feat. Branford Marsalis & Zachary Breaux) o ancora Le Bien, Le Mal (feat. MC Solaar) o la splendida No Time To Play (feat. D.C. Lee & Ronny Jordan).

Nel 1994 i Gang Starr pubblicano “Hard to Earn”, considerato da molti e da chi vi scrive uno degli album più fenomenali della storia dell’hip hop, indubbiamente il capolavoro dei Gang Starr. Sembrava dura migliorare dopo “Step in the Arena” e “Jazzmatazz, Vol. 1”, invece Guru e DJ Premier ci regalano una perla da avere per tutti gli appassionati. Sonorità mistiche, potenti,  essenziali come tipico di DJ Premier in 19 tracce tra le quali vi cito Speak Ya Clout che contiene campioni di Quincy Jones e Weather Report o Mass Appeal che ha nel suo DNA campioni di Big Daddy Kane, EPMD e Vic Juris. Ma non è che gli altri pezzi siano da buttare. È un album tostissimo dall’inizio alla fine.

Nel 1995 esce “Jazzmatazz, Vol. 2: the New Reality”, che vede anche in questo caso numerose partecipazioni di nomi illustri come Chaka Khan, Jamiroquai, Branford Marsalis. Caratterizzato da sonorità leggermente più cupe rispetto al volume precedente, ebbe indubbiamente meno successo ma comunque un lavoro da ricordare. Il singolo Watch What You Say (feat. Chaka Khan) che contiene un campione di The Midnight Sun Will Never Set di Quincy Jones raggiunse il 13° posto nella classifica dei 100 singoli più ascoltati!

Nel 1998 esce “Moment of Truth”. Anche in questo caso nell’intro dell’album Guru presenta il lavoro dei Gang Starr, rassicurando il pubblico, dicendo che sono migliorati, lo stile delle rime è decisamente elevato ora, lo stile dei beats è migliore, ma rimangono comunque Guru & Premier!

Gang Starr

2 Maestri dell’hip hop.

Quasi a voler rassicurare tutti dicendo: “Ehi abbiamo avuto successo ma non ci siamo montati la testa!”. Questo lavoro conferma il grandissimo successo di “Hard to Earn” ma non eguaglia lo strapotente album del 1994. È comunque un gran bel lavoro che concilia al meglio i beats potenti e scarni di DJ Premier con il flow caldo e scorrevole di Guru. Da segnalare partecipazioni importanti come M.O.P. in B.I. vs. Friendship con campione di Come Live with Me di Isaac Hayes oppure di Scarface in Betrayal con campione di Deliver the Word di War.

Nuovo millennio. Settembre 2000 esce “Jazzmatazz, Vol. 3: Streetsoul”. Come Guru ci indica all’inizio dell’album e come si evince dal titolo, in questo 3° volume ci spostiamo su sonorità più soul e neosoul. Sempre “fuse” con beat da paura e l’incredibile flow di Guru. Anche qui ci sono partecipazioni illustri come nel brano che apre la playlist che vede Angie Stone, e in seguito Jay Dee, Bilal, Donell Jones, Erykah Badu, The Roots e anche veterani come Isaac Hayes e Herbie Hancock. L’album si piazzò all’8° posto tra i 200 album dell’anno secondo Billboard ma per quanto ebbe successo viene considerato inferiore al primo volume, in ogni caso DEVE far parte dell’intera collana Jazzmatazz!

È datato 2003, invece, l’ultimo lavoro per i Gang Starr. “The Ownerz”, che salta subito al #5 posto tra i migliori album dell’anno secondo Billboard e al #18 nella Top 200. Anche in questo caso nomi importanti partecipano alla realizzazione dell’album, artisti del calibro di Fat Joe, M.O.P, Jadakiss, Snoop Dogg; e anche qui troviamo campioni di artisti importanti ma stavolta non solo di classici soul e r&b. Ci sono Kung Fu di Curtis Mayfield, Gonna Keep Tryin’ Till I Win Your Love dei Temptations; ma anche Rappers R. N. Dainja di KRS-One, 2000 B.C. (Before Canibus) di Canibus, e molti altri. Complessivamente non è ai livelli degli album precedenti ma la classe del duo da Boston è tutta lì da ascoltare. Ancora una volta DJ Premier ci “picchia” i timpani con le sue classiche basi secche e potentissime e Guru per il quale ogni commento è superfluo.

Gang Starr

DJ Premier & Guru (da sx).

Nel 2007 viene pubblicato “Jazzmatazz Vol. 4: the Hip Hop Jazz Messenger: Back to the Future”. Ultimo capitolo del progetto Jazzmatazz, unico nel suo intendo di creare una “Hip Hop & Jazz Fusion”. Alla fine del 4° Volume posso dirvi che in pochi sarebbero riusciti a portare avanti un progetto tale senza cadere nel già sentito o deludendo gli appassionati. Guru da grandissimo professionista è riuscito a non deludere mai le aspettative. Anche qui collaborazioni di spicco come Raheem DeVaughn, Common, Blackalicious e altri…

Purtroppo da un anno ormai Guru lottava contro un cancro, che lo aveva costretto ad estenuanti terapie e continui ricoveri. Nell’ultimo periodo le sue condizioni erano peggiorate. Nel febbraio 2010 dopo un malore, ebbe un attacco cardiaco che lo fece finire in coma dopo il ricovero. Svegliatosi dal coma dopo qualche giorno sembrava migliorare e invece il 19 aprile, Guru, al secolo Keith Elam, è deceduto all’età di 48 anni.

Moltissime sono state le reazioni alla morte di Guru, tutte però legate dall’immensa stima per questo genio della musica. Premier, suo collega nei Gang Starr nonché suo grandissimo amico racconta di essere rimasto a lungo con Guru in ospedale: “Ho portato con me una t-shirt dei Gang Starr che ho passato sul suo corpo per fargli sentire l’energia del nostro gruppo e di quello che avevamo creato. Poi gli ho dato un bacio in fronte e gli ho detto addio perché, anche se nessuno me l’ha detto esplicitamente, ho capito che era troppo grave e non si sarebbe mai più ripreso”.

Sia da solista che con i Gang Starr, Guru ha lasciato un segno indelebile nella storia della black music, raggiungendo un livello che pochi sono riusciti a eguagliare, regalandoci perle d’indicibile valore artistico. Purtroppo come spesso accade, sono sempre i migliori che se ne vanno via presto.

R.I.P. Guru

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6 thoughts on “Il Guru dell’Hip-Hop/Jazz

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