In Memory of Tupac Shakur

«A coward dies a thousand death… A Soulja dies but once.»

2Pac

Tupac durante un’esibizione live.

Già lui non era un codardo, ha sempre lottato e si è sempre esposto in prima persona per le sue dichiarazioni e per i suoi problemi giudiziari. È la frase con la quale inizia If I Die Tonight, traccia iniziale di “Me Against the World”, uno degli album hip hop più belli di sempre… E lui ci morì quella notte, il 13 settembre di 14 anni fa. Tutto iniziò a Las Vegas, il 7 settembre 1996, quando era nella sua BMW nera con Suge Knight e viene raggiunto da 4 proiettili partiti da un’auto in corsa. Dopo 6 lunghi giorni di agonia viene dichiarato morto. Aveva 25 anni.

Non era la prima volta che Tupac subiva un attentato. Il 30 novembre del 1994, infatti, fu vittima di un’aggressione ad opera di alcuni rapper newyorkesi (che secondo 2Pac erano seguaci di Notorious B.I.G.), in uno studio di registrazione. Viene raggiunto da 5 proiettili e si finge morto. Quando i 2 tizi vestiti in tuta mimetica si allontanano, Shakur riesce a raggiungere l’ascensore e andare al piano superiore dove c’erano Biggie e Puff Daddy, che sono quasi sorpresi che 2Pac sia vivo, fingendo di non saperne nulla. Ma Tupac sopravvive miracolosamente e quando si rende conto della gravità delle sue ferite, l’unica cosa che dice ai due è «Oh shit! Roll me some weed!».

Se il destino esiste, allora Tupac era destinato ad essere un ribelle, uno che andava contro corrente! Vi chiederete perché? Beh sua madre Afeni Shakur, quando era incinta di Tupac, faceva parte delle Black Panthers, un’organizzazione che si batteva per i diritti dei neri, e finì in carcere durante una protesta perché beccata ad installare un ordigno esplosivo in un edificio di New York. Venne rilasciata prima che Tupac nascesse. Afeni è sempre stata esempio e punto di riferimento per suo figlio, dato che non conobbe mai il padre biologico. E Tupac canta il suo amore per la mamma nella commuovente e splendida Dear Mama (il mio pezzo preferito) contenuta in “Me Against the World”, nella quale 2Pac ringrazia sua mamma, anche dei momenti meno belli della sua infanzia quando la polizia gli dava la caccia, o quando come tutte le mamme del mondo si faceva in 4 per mantenere i propri figli.

Come sua mamma, in molti suoi pezzi Tupac lancia dei messaggi forti, a volte anche in modo schietto, violento e aggressivo, contro chi maltratta le donne e contro chi non ha rispetto per la gente afro-americana. Il suo album di debutto, “2Pacalypse Now”, uscito nel 1991, ebbe un successo inaspettato! Brani come Brenda’s Got a Baby rimasero per settimane nelle radio californiane. Temi forti come la solitudine delle giovani madri e la violenza per le strade contro la polizia, in pezzi come Trapped, vengono anche fraintesi dal giovane pubblico. È il caso di un giovane texano che dopo aver aggredito e ucciso un poliziotto, disse in tribunale di essersi ispirato alle canzoni di 2Pac.

2Pac

In mostra uno dei suoi tatuaggi: Thug Life.

La consacrazione avviene nel 1993 quando viene rilasciato “Strictly 4 My N.I.G.G.A.Z.”. Album che fu disco di platino. Un album molto personale secondo Tupac stesso che mette in risalto alcuni aspetti del suo carattere molto forti: l’aspetto passionale e a tratti violento ma allo stesso tempo comprensivo e compassionevole, in pezzi come I Get AroundKeep Ya Head Up che sono diventati dei veri e propri inni del rap della West Coast.

Nel 1994 insieme a Big Syke, Macadoshis, Mopreme e Rated R, fonda i Thug Life, gruppo rap che pubblicherà un solo album sotto questo nome ma comunque i 4 rimasero con Pac per collaborazioni varie. Esce “Thug Life Vol. 1” sotto la Interscope. Ottengono il disco d’oro  con un album ricco di testi tanto intensi quanto significativi e socialmente utili. Indubbiamente il leader del gruppo era Tupac che assimilò il motto THUGLIFE come stile di vita. In italiano significa “vita da delinquente” ma in realtà era acronimo di The Hate U Give Little Infants Fucks Everybody (traduzione letterale “L’odio che dai ai fanciulli manda tutto a puttane”). Tra i 20 tatuaggi di Tupac, uno era proprio la scritta Thug Life sull’addome.

1995. Si fa la storia. Mentre 2Pac è in prigione a scontare un’ingiusta pena con accusa di violenza sessuale, esce “Me Against the World”. Un disco incredibilmente intenso e pieno di pezzi che hanno cambiato la storia dell’hip hop. Me Against the WorldIf I die 2Nite, Fuck the World, Temptations, So Many Tears sono solo alcuni dei pezzi contenuti in quest’album immenso. Intelligenza, genialità in quello che è un album profondo e sentito per Tupac. Un lavoro introspettivo e personale che gli è valso un posto negli annali della musica! E poi c’è Dear Mama, dedicata ad Afeni… da brividi… Stupenda! Un album perfetto, da avere assolutamente e da tramandare ai propri figli!

2Pac - Me Against the World

1995: “Me Against the World”… storia dell’hip hop.

In carcere Tupac legge e studia molto. Effettua un sacco di ricerche su Niccolò Machiavelli, in particolare sull’opera del “Principe” dal quale Pac trasse ispirazione e soprattutto trovò, in alcuni aspetti dell’opera Machiavelliana, sé stesso nella figura amata e temuta del Principe, metaforicamente “volpe e leone”, cioè astuto e forte, per affrontare ciò che gli aspettava fuori dalla galera. Rimase così esterrefatto dalle opere di Machiavelli da prenderne un nuovo pseudonimo: “Makaveli”. Intanto nello stesso periodo Tupac diventò l’unico rapper ad avere un album in vetta alle classifiche di tutto il mondo mentre era in prigione.

Venne scarcerato quando Suge Knight, magnate della Death Row, pagò una cauzione di 1,4 milioni di dollari a patto però che Tupac pubblicasse 3 album sotto la sua etichetta. Nel 1996 esce così “All Eyez on Me”. Il primo doppio album di pezzi inediti della storia dell’hip hop. Oltre 9 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Da molti considerato il miglior album hip hop della storia. Certificato dalla RIAA 9 volte disco di platino.

Ci sono pezzi carichi di rabbia, amarezza e rancore verso le autorità, e non lo si evince solo dai testi, ma piuttosto dal modo in cui Pac l’interpreta. Animo, passione e sentimento misti alla rabbia fanno di quest’album un vero e proprio capolavoro. Ci sono collaborazioni illustri come Snoop Dogg in 2 of Amerikaz Most Wanted oppure I Ain’t Mad at Cha con Danny Boy, con K-Ci e JoJo dei Jodeci per How Do You Want It , Big Syke per All Eyez on Me, Nate Dogg per All About U e Skandalouz; con gli Outlawz, la sua crew, in Thug Passion e Tradin’ War Stories. Quella che spicca ancor più delle altre è la presenza di Dr. Dre per California Love, che dopo aver spopolato in tutto il mondo ed essere rimasta in vetta alla Billboard Chart per ben 12 settimane, diventò uno dei pezzi più rappresentativi dell’hip hop West Coast. Non dimentichiamoci della splendida To Live & Die in L.A. dedicata alla città che lo ha adottato e che gli ha dato così tanta fortuna.

«I love Cali like I love woman
Cause every nigga in L.A.
Got a little bit of thug in em’.»

Il 7 settembre 1996, Tupac è a Las Vegas per assistere ad un incontro di boxe. All’uscita del MGM viene colpito da 4 proiettili sparati da un’auto in corsa… dopo 6 giorni in ospedale, muore. Aveva 25 anni. Tupac date le precedenti aggressioni subite, girava anche in pubblico con un giubbotto antiproiettile, ma quella sera nessuno sa il perché non lo indossò.

Dietro la morte di Tupac c’è un alone di mistero che alimenta la voglia di verità e ne accresce la leggenda. Non venne mai fatta luce chiara sulle ragioni, e sui veri colpevoli. Molti sospettano che i mandanti siano stati Biggie, Puff Daddy e la Bad Boy Records con i quali Tupac aveva ormai tagliato ogni rapporto e li aveva anche insultati nel dissin’ più famoso del mondo che è Hit ‘Em Up. Ma non ci sono prove concrete per incolpare i Bad Boys.

Makaveli (2Pac) - The Don Killuminati: The 7 Day Theory

“The 7 Day Theory”. L’unico album a nome Makaveli, uno dei più intensi e cupi di Tupac.

Misteri che fanno pensare che in realtà 2Pac non sia morto. Ci sono moltissime teorie e ipotesi a proposito e molti indizi, circostanze particolari e frasi rappate da Tupac stesso in alcuni suoi pezzi quando sembra sapere già della sua morte, oppure quando parla della reincarnazione e dato che Tupac aveva assunto lo pseudonimo di Makaveli, alcuni pensano sia segno di un nuovo inizio. Ed è proprio nell’album che venne pubblicato due mesi dopo la sua morte sotto il nome di Makaveli, “The Don Killuminati: The 7 Day Theory”, che ci sono i misteri più strani. Partendo dalla copertina dove 2Pac è raffigurato in stile anime crocifisso come Gesù Cristo, unico uomo a risorgere nella storia dell’uomo. Un segno secondo molti che Tupac sia “risorto” col nome di Makaveli. Nel brano Hold Ya Head, nei primi secondi di musica si sente bassissima una voce che dice: «Can you see it? I see it. I’m alive» oppure più avanti: «Switched my name to Makaveli, had the rap game closed». E molti altri riferimenti a resurrezione e morte premeditata come in Hail Mary. Per chi non sapesse, secondo la Bibbia fu Maria Maddalena a trovare per prima il sepolcro di Gesù Cristo vuoto perché egli era risorto, ed esclamò ciò che dice Tupac: «Run, quick, see, what do we have here now?».

C’è poi la questione Las Vegas. Molti pensano che il posto perfetto per insabbiare (visto che siamo nel deserto) delle prove sia Las Vegas. Si pensa a medici e polizia corrotta. E a misteriosi assassini che spariscono nel nulla. Dopo un omicidio la prassi prevede l’autopsia che però necessita che il cadavere resti 24 ore a riposo prima della procedura. Secondo la versione ufficiale, invece, l’autopsia a Tupac venne fatta il giorno stesso della sua morte e il giorno successivo venne cremato. Il che non è possibile a distanza di un giorno dall’autopsia! In ogni caso, nessuno ha mai visto una foto VERA e ufficiale di Tupac defunto, e non è mai esistito all’ospedale di Las Vegas un referto autoptico ufficiale sulla morte di 2Pac.

2Pac & Janet Jackson

Il sorriso di Tupac, un marchio di fabbrica, qui con Janet Jackson.

Ciò che sappiamo per certo è che Tupac ci ha lasciati e nonostante le numerosissime produzioni postume con ben 11 album postumi + 2 live e numerosissimi album e raccolte non ufficiali, i suoi fans non sono mai soddisfatti perché vorrebbero la verità.

Quello che sorprende nell’ascoltare la musica di Tupac Shakur/Makaveli è il fatto che i suoi pezzi non sembrano avere 15-18 anni di vita ma sembrano attualissimi, anzi decisamente migliori di molti pezzi moderni che in un momento in cui l’hip hop mondiale produce ben poco, spiccano per classe, qualità dei beat e per i contenuti dei testi.

Il carisma e il gran cuore che aveva Tupac sono stati resi immortali anche da sua madre Afeni Shakur che dopo la sua morte ha voluto ricordare suo figlio istituendo la “Tupac Amaru Shakur Foundation” un centro di formazione per permettere ai giovani di esprimere il loro talento artistico, qualsiasi esso sia. Ogni anno centinaia di giovani di talento da tutti gli States lo frequentano e si esibiscono in manifestazioni pubbliche organizzate dalla fondazione. Un modo questo, per tenere lontano dalla vita di strada e dalla droga molti giovani che crescono in situazioni disagiate come è successo a Tupac. Un modo per far continuare la sua leggenda in eterno, per rendere ancora più indimenticabile quello che ha fatto in vita, uno degli uomini più geniali che il mondo dell’hip hop abbia mai conosciuto.

R.I.P. Tupac Shakur (1971-1996)

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6 thoughts on “In Memory of Tupac Shakur

  1. Complimenti, oltre al contenuto molto interessante, l'esposizione è ottima ed avvincente…
    Fosse ancora vivo gli auguro la vita che si merita, quella che in realtà si meritano tutti, una vita di giustizia sociale, di compassione/amore per se stessi ed il prossimo. Ci sembra così normale ormai, ma non dovrebbe essere necessario lottare per essere tutti uguali, tutti nasciamo e muoriamo, tutti abbiamo un corpo, un'anima e un cuore…in effetti la differenza la fa cosa si ha dentro il cuore.
    Grazie, Lorena

    Mi piace

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