Cannonball Adderley – Somethin’ Else [1958]

«When you’re creating your own shit, man, even the sky ain’t the limit».

[cit. Miles Davis]

Cannonball Adderley - Somethin' Else

“Somethin’ Else”, etichetta Blue Note. Una garanzia!

Se doveste fare una lista degli album che hanno cambiato la storia del jazz, la vita di chi li ha incisi e di chi li ha ascoltati la prima volta, quegli album che rientrano nella sezione “pietre miliari”, primo fra tutti sarebbe indiscutibilmente “Kind of Blue” di Miles Davis, Bibbia del jazz.

A seguire poi, a seconda delle preferenze, inserireste My Favourite Things o “Giant Steps” di John Coltrane, Winelight di Grover Washington Jr., “Maiden Voyage” di Herbie Hancock, oppure se amate la bossa, inserireste Getz/Gilberto di Stan Getz e Joao Gilberto e così via… Da premettere che se siete “davisiani” sfegatati probabilmente la vostra lista sarebbe solo di Miles Davis!

In mezzo a tutto quest’inestimabile patrimonio jazzistico c’è poi un album che già dal titolo ci dà l’idea di essere diverso, fuori dal comune, anche perché questo quintetto lo ritroviamo solo ed esclusivamente in quest’album. Mi riferisco a “Somethin’ Else” di Cannonball Adderley.

Solo a leggere i nomi presenti sulla copertina, sobria più che mai, viene da chiedersi quale geniale diavoleria potrà esserci incisa su un album suonato da Cannonball al sax contralto, insieme a Miles Davis (si… lui… non è un errore) alla tromba, Art Blakey (anche qui nessun errore) alla batteria, Sam e Hank Jones rispettivamente contrabbasso e piano.

Siamo nel 1958, marchio Blue Note, 6 tracce per 43 minuti circa di poesia hard bop, che vi farà tornare a vivere un epoca che molti di noi non hanno vissuto, ma che magari avremmo voluto vivere per la quantità esagerata di grandissimi artisti in quel periodo. In quest0’album, però, il nome di Miles non è al primo posto ma affianca in maniera divina l’esuberante e corposo sax alto di Cannonball. Art Blakey è in secondo piano rispetto ai due fiati del quintetto, ma le sue percussioni fanno da sfondo alla magica atmosfera che quest’album riesce a creare. I veri comprimari, forse sono i due Jones, che comunque sono presenti e hanno non poco spazio nelle varie tracce. Di fronte a nomi di questo calibro, però, passano inevitabilmente in secondo piano.

L’album si apre con uno dei pezzi che, secondo chi vi scrive, è tra i pezzi più belli di sempre per la storia del jazz. Autumn Leaves (adatta in questo periodo dell’anno), che è una rivisitazione jazz del classico della canzone francese Les Feuilles Motes. Uno dei pezzi diventati icone del genere, nonostante l’origine di questo pezzo sia completamente lontana dal jazz. Note sensuali, seducenti e un po’ latine con la tagliente tromba di Miles che inizia col primo assaggio: cupo, a tratti soffocato, seguita a ruota da Adderley che riempie la scena col suo sontuoso sassofono.

A seguire Love for Sale, caratterizzata da un’intro con il delicato piano di Hank Jones che lascia immediatamente la scena a ritmi più sostenuti che a tratti rimandano alla bossa. Inutile menzionare Art Blakey che in questo pezzo, insieme a Sam Jones, vi farà battere i piedi a ritmo trascinante più che mai. Travolti dal “Cannone”, vi ritroverete con gli occhi chiusi a viaggiare nella vostra mente e graffiati dalla tromba di Miles. Terza traccia, Somethin’ Else, composta da Davis è un pezzo che sembra un vero e proprio dialogo tra i due mostri protagonisti dell’album, con assoli puliti, sontuosi da entrambe le parti che si scambiano la scena a ritmo serrato…

Cannonball Adderley

Julian Edwin Adderley, detto “Cannonball”.

A questo punto dell’album potreste svenire… Però se avete resistito, andate avanti con One for Daddy-O dalle sonorità più blues, ritmi più composti e con soli di Cannonball che in questo pezzo ha il sopravvento sugli altri che comunque non sono da meno! Il brano si conclude con Miles che dice rivolto ad Alfred Lion, produttore dell’album: «Is that what you wanted, Alfred?».

Dancing in the Dark è un monologo di Cannonball che dona quasi vita al suo sax. Secondo Miles Davis in questo pezzo, il sassofono di Adderley ricordava la splendida e sensuale voce di Sarah Vaughan. In chiusura troviamo Bangoon, brano assente nella versione originaria dell’album, composto da Hank Jones e inserita in una riedizione del disco con il titolo di Alison’s Uncle ma successivamente cambiato in Bangoon.

“Somethin’ Else” è un album immenso, uno dei migliori album di sempre per la storia del jazz, in particolare del periodo dell’hard bop. Il marchio della Blue Note e la presenza di Miles ne fanno una vera e propria pietra miliare da avere assolutamente nella propria collezione. La collaborazione di Miles con Cannonball continuerà poi anche l’anno successivo quando verrà incisa La Bibbia, “Kind of Blue”; questa formazione leggendaria, invece, non si riunirà mai più il che rende ancor più unico questo disco.

Tornando a noi, quest’album merita al 110% un posto nella lista di cui vi parlavo prima. Personalmente posso dirvi che è secondo a pochissimi titoli, pensandoci… forse solo a “Kind of Blue”. Ovviamente è un parere strettamente personale, quello che è certo è che ascoltando questo disco meraviglioso non resterete certo delusi.

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8 thoughts on “Cannonball Adderley – Somethin’ Else [1958]

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