The Genius… Ray Charles

«I was born with music inside me. That’s the only explanation I know.»

La storia che sto per raccontarvi è quella di un artista che ha fatto epoca, uno degli artisti più grandi che la storia della musica abbia mai conosciuto. Uno dei pionieri del soul, uno di quei nomi che tutti hanno sentito almeno una volta. Vi sto parlando di un Genio. Già perché è così che lo riconoscono tutti. Mi riferisco ovviamente a Ray Charles.

Ray Charles

Un giovanissimo Ray in una delle sue prime importanti performance live.

Giusto per avere idea di che personaggio sia Ray Charles, basti pensare che è stato inserito al 2° posto della classifica dei 100 migliori artisti ogni epoca dell’autorevole Rolling Stone, nel 2008, davanti a mostri sacri della musica come Marvin Gaye, Elvis Presley, Sam Cooke, Bob Dylan e John Lennon. Secondo “solo” a sua maestà Lady Soul, Aretha Franklin.

Ray Charles Robinson nasce nel 1930 ad Albany in una povera famiglia. Appena nato si trasferisce a Greenville, Florida. Abbandonato da suo padre quando era neonato, a soli 5 anni Ray assiste impotente alla morte del suo fratellino George, annegato in una tinozza piena d’acqua. Evento questo che segnerà per sempre la personalità di Ray che si sente colpevole dell’accaduto. Soffrirà per quasi tutta la vita di allucinazioni e fobie legate all’annegamento del povero George. Sempre in questi anni, il piccolo Ray inizia ad avere problemi con la vista, che lo porteranno alla cecità completa all’età di 7 anni. In realtà nemmeno lo stesso Ray conosce le cause del suo handicap. I medici allora gli diagnosticarono un glaucoma, secondo altri fu un’infezione.

Iniziò quindi a frequentare la scuola per ciechi fino alla morte di sua madre. Si trasferì in seguito a Jacksonville dove si esibiva per 4 dollari a sera in piccoli locali. Poi suonò per i Florida Playboys e in questo periodo Ray iniziò a portare gli occhiali scuri creati da Billy Stickles.

Si mette in luce a Seattle, dove si trasferisce nel 1947. Qui le sue performance attraggono l’attenzione di una piccola casa discografica che gli propone un contratto, è la Downbeat/Swingtime che rilascia il primo singolo in assoluto di Ray Charles, nel 1949 che è I Love, I Love You (I Will Never Let You Go). Nello stesso anno usciranno Confession Blues, How Long Blues e molti altri singoli fino al 1951 quando ottenne primi importanti risultati con Baby Let Me Hold Your Hand.

In questo periodo incontra Ahmet Ertegün che gli fa firmare un contratto per la Atlantic Records. Sotto consiglio dei discografici cambia il suo nome d’arte in Ray Charles per evitare confusione con il pugile Ray Robinson. I primi lavori con l’Atlantic, come i successi precedenti, sono ottimi ma mancano di quel tocco di originalità che ne farebbe dei pezzi unici. Lo stile musicale ricorda quello di Nat “King” Cole e Charles Brown, il che avrebbe annoiato il pubblico data la poca originalità e la sensazione di “già sentito” che si sarebbe diffusa.

Nel 1953 lo stesso Ahmet Ertegün, quindi, gli propone Mess Around, un brano scritto da lui stesso. Ritmo travolgente e grande energia che fanno del brano una hit assoluta che scala le classifiche! È il primo grande successo del nostro Ray che nel 1954 supererà di gran lunga il successo di Mess Around con la spettacolare e pluricampionata I Got a Woman che spopola letteralmente in tutti gli Stati Uniti. Questo storico pezzo è stato scritto dallo stesso Ray, ispiratosi ad un pezzo dalle sonorità tipiche degli stati del Sud che spesso Ray ascoltava in radio. Ed è insieme a Renald Richard, suo trombettista che scrivono questo pezzo, sulle note di un frenetico gospel e sonorità rhytm and blues. Non mancarono le critiche da parte delle comunità religiose che vedevano profanato il loro sound, tipico dei canti sacri. Soprattutto perché nel testo si parla di donne. Già le donne. Un aspetto della vita di Ray Charles che influenzò molto la sua carriera e le sue scelte musicali. Nella sua vita Ray si sposò solo due volte, ma ebbe ben dodici figli da sette donne diverse.

Ray Charles - What'd I Say

“What’d I Say”… Una pietra miliare della storia della black music.

La sua storia più importante è probabilmente quella risalente al periodo più florido della sua carriera, insieme a Della Beatrice Howard che aiutò molto Ray nello sviluppare una propria identità musicale. Molte però furono le sue amanti tra le quali Margie Hendricks che era una delle tre Raelettes, il trio di coriste reclutate da Ray stesso per dare una seconda voce ai suoi pezzi. Scelta che si rivelò azzeccata come non mai dato che qualche anno dopo tutte le radio trasmettevano l’originalissima e per certi versi divertente What’d I Say.

Intro  di piano e basso unica, rivoluzionaria ed inconfondibile dato che fu uno dei primi singoli rhytm and blues ad affermarsi nelle classifiche pop ottenendo un successo spropositato. What’d I Say è al decimo posto nella classifica di Rolling Stone delle 500 canzoni più belle di sempre! Il fato volle che questo pezzo non era programmato e non era nemmeno nella testa di chi l’avrebbe suonato quella sera, probabilmente a Brownsville, Pennsylvania. Uno show terminato troppo presto e Ray che fu costretto ad improvvisare e dare spazio a tutto il suo genio musicale. Tra le prime battute troviamo influenze di boogie-woogie, poi si passa al blues in 12 misure; una serie di riffs seguiti da percussioni, con parti di gospel con le Raelettes che seguono Ray sui celebri versi (Ooohhhh, Oooohhhh…) oppure nel ritornello quando, dato che improvvisava, sembra chiedere: «Tell me what’d I say» (Ditemi cosa devo dire!) e poi gemiti con allusioni sessuali, in un botta e risposta tra Ray e coriste dal ritmo incalzante che, ascoltandolo, difficilmente vi farà stare fermi!

What’d I Say fu il primo brano rhytm and blues a sfondare nelle charts pop e questo segnò la diffusione del soul in un pubblico più universale. Quasi come un puzzle, la missione di the Genius si stava compiendo: aveva tastato il terreno con I Got a Woman, “profanando il gospel” e ora con What’d I Say aveva cambiato le carte in tavola ottenendo un disco d’oro e influenzando tutta la storia del blues e del rock and roll.

La sua fama è ormai alle stelle e arriva il momento per i cambiamenti. Firma infatti un contratto con la ABC Records. Siamo nel 1959. Iniziano gli anni d’oro per Ray che domina le classifiche r&b americane e non solo! Sono gli anni di Georgia on My Mind, dalle sonorità country/blues. Un inno al suo Stato d’origine, lo stesso stato che nel 1961 lo mandò via per sempre, quando si rifiutò di suonare per un pubblico, quello di Augusta, Georgia prettamente razzista. Sono gli anni della segregazione razziale e Ray con il suo gesto da una scossa al movimento per i diritti degli afro-americani.

Ray Charles

Un poster del 1966 che propone un concerto di Ray Charles.

Sempre nel 61, nuovo singolo, nuovo successo! Hit the Road Jack, scritta da Percy Mayfield, in cima alle classifiche grazie a Ray e le Raelettes che “dialogano” splendidamente anche in questo pezzo. Negli anni successivi ci saranno Unchain My Heart, You Don’t Know Me, You Are My Sunshine, Don’t Set Me Free e molti altri successi.

1962, esce “Modern Sounds in Country and Western Music” album country come s’intuisce dal titolo che diventa uno dei più venduti di tutti gli States! Grazie a questo album anche la musica country entra nelle chart nazionali! Ray Charles era da sempre grande appassionato di questo genere musicale essendo cresciuto nelle campagne del sud, ascoltava spesso brani del genere. Non era tanto la musica country che Ray amava, quanto le storie che raccontava; storie parlavano di amori tormentati, di cuori infranti e sentimenti incompresi. Negli anni successivi pubblicò altri lavori country riscuotendo un discreto successo.

Come tutti i grandi geni, anche Ray Charles aveva dei problemi. Non mi riferisco alla cecità ma al suo consumo di eroina, fin dai tempi di Seattle. Con gli anni divenne sempre più succube della droga fino a quando venne arrestato prima ad Indianapolis poi a Boston dove rischiò seriamente di finire in prigione. A questo punto iniziò a disintossicarsi in una clinica di recupero a St. Francis. Ray ne uscì rigenerato.

Il 7 marzo 1979, l’assemblea generale della Georgia si scusò con Ray Charles dopo i conflitti per i diritti civili e nell’aprile dello stesso anno Georgia on My Mind divenne canzone ufficiale dello stato.

Negli anni 80 la produzione musicale di Ray Charles è intensa così come negli anni passati, purtroppo però non sono all’altezza delle produzioni degli anni 60 e 70. Per rilanciarsi ed avere anche apprezzamento da un pubblico più giovane, interpreta la parte di Ray, vecchio venditore di strumenti musicali, nel film The Blues Brothers (1980), e si esibisce in Shake Your Tailfeather.  Nel 1985 invece partecipa al progetto USA for Africa cantando una parte importante nella We Are the World con Michael Jackson, Lionel Richie e soci.

Ray Charles

Ray in una performance live.

Non vi ho parlato della discografia di Ray Charles. Ho preferito focalizzare i singoli successi anche perché la produzione discografica di Ray è davvero infinita, conta ben 62 album di cui 7 live dai quali sono stati estratti 127 singoli! Gli ultimi album di Ray da vivo sono datati 2004 e sono “Live at the Olimpia”, registrato nel 2000, “Ray Charles Celebrates a Gospel Christmas with the Voices of Jubilation”, album natalizio e “Genius Loves Company” album di featuring con importanti artisti come Elton John, Norah Jones, Diana Krall, B.B. King, e molti altri, che riporta Ray in vetta alle classifiche, tanto da aggiudicarsi ben 8 Grammy su 10 nomination, compreso quello di album dell’anno!

“Genius Loves Company” uscì il 31 agosto 2004, due mesi dopo la morte del nostro Genio. Infatti il 10 giugno Ray si spense nella sua casa a Beverly Hills, circondato dalla sua famiglia e dai suoi amici più stretti. Ad ucciderlo, un cancro al fegato. Aveva 73 anni.

Nell’ottobre dello stesso anno uscì “Ray” film biografico sulla vita di Ray Charles, molto introspettivo e profondo. La spettacolare e perfetta interpretazione di Jamie Foxx nei panni di Ray Charles gli valse l’Oscar come miglior attore protagonista. Assolutamente da vedere!

Sono pochissimi gli artisti che possono vantare una produzione simile a quella di Ray Charles, non tanto per il numero di album, ma per le pietre miliari che ci ha regalato tra la fine degli anni 50 e la metà degli anni 70. Una voce unica, calda, appassionata. Inconfondibile. Le sue movenze e il suo stile nel suonare il piano come nessun altro ne hanno fatto un’icona, uno dei più grandi esponenti di sempre della musica soul e non solo. Ray è stato modello e fonte d’ispirazione per tantissimi giovani musicisti che hanno seguito il vento dell’innovazione portata dallo stesso Ray regalandoci un patrimonio musicale dal valore inestimabile che meriterebbe di essere tramandata a tutte le generazioni.

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