Bill Evans & Stan Getz – But Beautiful [1974]

“Studiare” Bill Evans è stato per me qualcosa di davvero estasiante. Talento cristallino e classe allo stato puro si fondono in un animo malinconico afflitto da mille problemi, che ha rivoluzionato il mondo del jazz. La creatività musicale e il genio di Bill Evans a volte sembrano non avere confini. Note che scivolano via lisce come la seta, suonate con certosina precisione. Mai eccessivo, mai ridondante. Unico.

Bill Evans - But Beautiful

“But Beautiful”, un live da antologia!

L’album di cui voglio parlarvi stasera è “But Beautiful”, sicuramente uno dei miei album preferiti di Bill Evans. Venne registrato tra il 9 agosto 1974 al Laren International Jazz Festival al Singer Concertzaal di Laren in Olanda e il 16 agosto Jazz Middelheim tenutosi ad Anversa, Belgio.

L’album inizia a ritmo di walzer con Grandfather’s Waltz, brano caratterizzato da un’introduzione sognante e delicata e che col passare dei minuti coinvolge sempre più chi ascolta, causa anche le lunghe improvvisazioni di Stan e Bill.

A seguire il brano “controverso”, Stan’s Blues. Appena iniziato il pezzo e qualche nota di Bill, Stan mette in mostra il suo caratteraccio lanciandosi in un blues solo da antologia! Bill, offeso, smette di suonare fino alla fine del pezzo. I testimoni di quella serata raccontarono che Evans era nero dalla rabbia e lanciava occhiatacce anche agli altri componenti del trio, nel frattempo Stan Getz era lì che raccoglieva applausi!

Troviamo poi But Beautiful… quale titolo più adatto ad un pezzo del genere. Pezzo che sa di ballata romantica e che, grazie ai due geni che gestiscono la band, ci regala emozioni uniche per la limpidezza e delicatezza del piano di Bill e per il piacevole graffiare del sax tenore di Stan.

Emily, sembra un dialogo tra i due protagonisti principali dello show che sa tanto di amore-odio… Bill era ancora incavolato nero per l’affronto di Stan ma in questo pezzo sembrano dialogare come due vecchi amici con un’intesa e un dinamismo degno di chi suona insieme da una vita. Nel frattempo portano la nostra mente oltre i confini del mondo reale, quasi fossimo anestetizzati da quei due.

Lover Man… beh qui c’è ben poco da dire. Otto deliziosi minuti di lezioni di piano da parte di Bill che come disse Miles Davis: «He plays the piano the way it should be played». Sembra una frase banale ma provate prima ad entrare nella diabolica mentalità davisiana e poi riparliamone. A fare “da spalla” il tagliente e incredibile sassofono tenore di Stan.

Superata la metà dell’album sarete già brilli di jazz ma troverete Funkallero, che mette in mostra il lato swing del nostro pianista con Stan al sax che non perde un colpo e insegue, così come un leone affamato insegue la sua preda, il genio del New Jersey, lasciando spazio nel finale anche ad uno scatenato Marty Morell alla batteria!

Si prosegue poi con quella che è l’apoteosi, secondo me, del duo Evans-Getz che eseguono da soli questo pezzo, The Peacocks, con Stan che si trasforma ed entra subito nel mood malinconico tipico di Bill. Un pezzo di struggente bellezza e sobrietà che segna un momento di indicibile emozione. Classe allo stato puro, suoni puliti e sempre al posto giusto segnano una performance che dovrebbe essere tramandato alle generazioni future. Alla fine del pezzo Stan tende idealmente la mano a Bill augurandogli buon compleanno dato che la seconda parte del disco è stata registrata il 16 agosto, giorno del 45° compleanno di Bill Evans.

Dopo i lunghi applausi per The Peacocks si inizia ancora in sordina… molto lentamente per poi scatenarsi in un frizzante pezzo nel quale (non so perché) Bill Evans mi ricorda molto Oscar Peterson, forse per la precisione chirurgica delle note che escono dal suo piano. Il pezzo in questione è You and the Night and the Music che ve lo dico a fare… uno standard jazz composto da Arthur Schwartz, del quale il duo Evans-Getz ne ripropone una versione sublime… I commenti sono superflui.

Questo è l’ultimo pezzo di Stan Getz, infatti le ultime due tracce, See Saw e Two Lonely People vengono eseguite senza sax mettendo in risalto ancora una volta l’incantevole talento di Bill Evans in trio che lascia più spazio (più che meritato) anche ai due accompagnatori Eddie Gomez al contrabbasso e Marty Morell alla batteria.

Album unico nel suo genere visti i protagonisti, un disco live da ascoltare tutto d’un fiato per apprezzare al meglio i due immensi talenti jazzistici presenti in copertina. Un album che, se siete amanti del genere, vi lascerà storditi per la varietà di sonorità, per le lunghe improvvisazioni, o semplicemente per lo sconvolgente piacere che si prova nel godersi questi capolavori!

Buona Musica!

tracklist:

  1. Grandfather’s Waltz
  2. Stan’s Blues
  3. But Beautiful
  4. Emily
  5. Lover Man
  6. Funkallero
  7. The Peacocks
  8. You and the Night and the Music
  9. See-Saw
  10. The Two Lonely People

anno: 1974
label: Milestone Records

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4 thoughts on “Bill Evans & Stan Getz – But Beautiful [1974]

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