Baby Huey… A Living Legend

Chi di voi, appassionati di musica non ha mai sentito parlare della maledizione dei 27 anni? Esatto, la stessa maledizione che viene menzionata quando si parla di artisti come Jimi Hendrix, Janis Joplin o come nella recente scomparsa di Amy Winehouse. Pensiamo anche ad artisti come Tupac Shakur o a Notorious B.I.G. scomparsi a 25 e 24 anni. Insomma, grandissimi nomi, che ahinoi, hanno lasciato la scena prematuramente.

Baby Huey and the BabySitters

Baby Huey (al centro, con la giacca bianca-nera) & the Babysitters.

Stasera vi parlerò di un altro artista, che rientra in questa triste lista, meno conosciuto alle grandi folle. Per farlo però devo riportarvi indietro con la mente agli anni 60 e farvi conoscere un omaccione alto circa 1,90 m dal peso di circa 170 kg; tale James Ramey, meglio conosciuto come Baby Huey, nome ispirato forse dall’anatroccolo gigante, famoso personaggio di un cartone animato dell’epoca.

Insieme all’organista/trombettista Melvin “Deacon” Jones, e il chitarrista Johnny Ross, Baby Huey fonda una band: i Baby Huey & the Babysitters, subito notati in numerosi locali di Chicago. Col tempo i Babysitters evolvono, riadattano il proprio stile e sulla scia degli Sly & the Family Stone orientano la propria musica verso il soul psichedelico, un sound più sporco, ma di sicuro più naturale e molto in voga all’epoca. Il gruppo ha numerose serate in programma, ma non hanno mai avuto modo di registrare qualcosa in studio.

Nel 1969 la svolta. Baby Huey & the Babysitters ottengono un’audizione addirittura con Donny Hathaway della Curtom Records, stupendolo letteralmente. Allora il dirigente della Curtom Records, Curtis Mayfield decide di firmare Baby Huey, ma non la sua band.

Baby Huey inizia quindi la registrazione del suo album che però venne pubblicato solo postumamente. Già perché il nostro “anatroccolo gigante”, causa di una disfunzione ormonale che lo portò a pesare quasi 180 kg, morì, il 28 ottobre 1970 a soli 26 anni per un infarto. Qualcuno pensò a un’overdose, dato che da qualche anno Baby Huey era dipendente da eroina e nei suoi ultimi mesi di vita spesso esagerava.

1971, esce “The Baby Huey Story: The Living Legend”. Album prodotto da Curtis Mayfield, si apre con Listen to Me. Funky energico in stile James Brown con quel tocco di psichedelia che rende questo pezzo spettacolare! Classe pura in Mama Get Yourself Together, funk allo stato puro e stile che ricorda molto i Chicago, gruppo che aveva esordito l’anno precedente l’uscita di questo album.

A seguire troviamo A Change Is Going to Come di Sam Cooke. Pezzo caratterizzato da un blues lento, a tratti drammatico, specialmente nella parte parlata di Baby Huey sembra confessarsi, la sua voce è accompagnata da un eco profondo e tra un acuto e l’altro ci parla della sua vita, delle sue cattive abitudini tra fumo, droga e alcol. Così ci racconta la sua storia:

«…and then someone hands you one of them funny cigarettes
and says it’s time for you to get mellow one more time…».

Pezzo di struggente bellezza, intenso cupo che da molto spazio alle doti vocali di Baby Huey, spesso paragonate a quelle di Otis Redding.

A seguire un pezzo scritto da Curtis Mayfield in versione live: Mighty Mighty, pezzo registrato qualche anno prima da Curtis Mayfield & the Impressions e ripreso successivamente da Mayfield in altri album. Brano intenso ma breve, forse troppo per apprezzare la bellezza; lo stesso Curtis in “Curtis/Live!” del 1971 ne proporrà una versione ben più elaborata di quasi 7 minuti… che ve lo dico a fare!?

Baby Huey - The Baby Huey Story

“The Baby Huey Story: The Living Legend” – 1971. Il titolo dell’album dice tutto.

Ci avviamo alla fine del disco in crescendo… Hard Times, con un Baby Huey che secondo chi vi scrive dà il meglio di sé. Pezzo bellissimo con un testo socialmente impegnato e il nostro anatroccolo gigante che sfoggia tutto il suo genio “giocando” con le sue corde vocali, cambiando tonalità più volte durante il brano tanto da dare la sensazione che ci siano più voci ad accompagnare quella principale. Geniale! Hard Times venne ripresa nel 1975 dallo stesso Curtis Mayfield, che l’aveva scritta, in “There’s No Place Like America Today”. Anche se ancora oggi, lo standard per questo pezzo rimane la versione di Baby Huey. Un’ottima cover è stata pubblicata qualche anno fa da John Legend & the Roots nel loro album tributo alla black music d’altri tempi, Wake Up del 2010.

Troviamo poi California Dreamin’… si proprio quella dei Mamas & Papas, in versione strumentale con un’introduzione di flauto jazz e ritmi latineggianti che la rendono a dir poco deliziosa. Nel finale d’album, Running, ancora una volta lo zampino di Curtis Mayfield, autore di questo pezzo che darà alla vostra anima funk una bella rinfrescata riportandovi per un attimo negli anni 70! A conclusione del disco ancora un pezzo strumentale, One Dragon, Two Dragon e ancora una volta il flauto di Othello Anderson dei Babysitters a farla da padrone, in questo pezzo che chiude in bellezza un disco splendido.

La sensazione che si ha quando si scopre Baby Huey è quella che si ha quando ci si affaccia per la prima volta su un paesaggio nuovo, inesplorato. Si riescono ad apprezzare certi dettagli, certe sfaccettature che in altri musicisti forse vengono tralasciati. Questo giovane genio degli anni 60 ha potuto regalarci solo quest’album causa i suoi problemi di salute e non. Devo confessarvi che è stato molto interessante per me scoprire questo artista semi-sconosciuto, ed è per questo che ho voluto raccontarvi di lui e della sua musica; perché Baby Huey ha lasciato il segno soprattutto per i cultori del genere. La sua voce calda e graffiante e il suo stile inconfondibile hanno lanciato le basi per nuovi artisti emergenti dell’epoca e non solo. I suoi pezzi sono stati campionati più volte nel corso degli anni da rapper come Ice Cube, A Tribe Called Quest, Ghostface Killah, segno che seppur breve, la carriera e il genio di Baby Huey non sono dimenticati.

E allora dopo aver letto questo articolo e ascoltato “The Baby Huey Story: The Living Legend”, potrete andare dal vostro amico, da vostro figlio, dalla vostra fidanzata e dire: «Non hai mai ascoltato “la storia di Baby Huey”?». E da lì inizierete il racconto…

Buona Musica!

Annunci

One thought on “Baby Huey… A Living Legend

  1. Pingback: John Legend & the Roots – Wake Up! [2010] | Soulful Corner

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...