Shirley Horn – The Main Ingredient [1996]

Shirley Horn

Shirley Horn in tutta la sua eleganza.

Stasera vorrei parlarvi di una grande artista, cantante e pianista, figura fondamentale del jazz di tutti i tempi; il suo nome è Shirley Horn. Negli anni ’60, grazie a Miles Davis, che l’aveva scoperta, la sua popolarità comincia a crescere, ed il suo stile comincia a cristallizzarsi in forme che ricordano importanti pianisti dell’epoca, tra cui uno dei principali è sicuramente il grande Bill Evans.

La formazione del trio, di cui appunto Bill Evans è il principale rappresentante, è proprio quella in cui Shirley Horn si trova maggiormente a suo agio; in particolare quelle meravigliose ballate jazz, lente, soffuse, delicate, accompagnate da quella voce corposa ma quasi appena sussurrata, controllata, sono proprio il cavallo di battaglia di questa amata artista.

Shirley Horn comunque, per tutti gli anni ’60 e per la prima metà degli anni ’70, rimane ai margini della scena musicale, in parte anche per potersi dedicare alla famiglia; sempre in quegli anni inizia ad incidere album per piccole etichette discografiche, ma senza ottenere particolari attenzioni; tra l’altro, per motivi contrattuali, le veniva spesso impedito di suonare il pianoforte durante le registrazioni in studio; il che, comprensibilmente, non le consente di esprimere al meglio la sua arte ed il suo genio.

La svolta avviene alla fine degli anni ’70, quando Shirley Horn inizia ad incidere una serie di album per l’etichetta danese SteepleChase. In questi album, i primi in cui l’artista riesce ad essere totalmente se stessa, Shirley si guadagna una certa popolarità, anche in Europa; due di questi album, “All Night Long” e “Violets for Your Furs” sono due album live registrati durante il North Sea Jazz Festival, importante festival jazz olandese; in particolare “Violets for Your Furs” è di grande bellezza. Notevole è anche il successivo “The Garden of the Blues”, sempre appartenente al periodo SteepleChase, dove Shirley Horn interpreta, a suo modo, noti pezzi di Curtis Reginald Lewis, compositore americano di classici jazz.

Dopo il bellissimo “Softly”, del 1987, registrato per l’etichetta Audiophile, la carriera di Shirley Horn subisce una nuova svolta; infatti, l’artista inizia ad incidere album per la prestigiosa etichetta Verve, sempre accompagnata da un fedele trio che, da adesso in poi, diventa stabile; infatti Steve Williams alla batteria e Charles Ables al contrabbasso diventano i fedeli compagni di viaggio con cui Shirley Horn inciderà meravigliosi album, per i successivi 15 anni. Riguardo a questo storico trio, il critico musicale Don Heckman, sul Los Angeles Times del 2 febbraio 1995, dichiarò che “…lavorando con estrema cura, seguendo ogni sua sottile e inattesa improvvisazione, i due risultano essere gli accompagnatori ideali di un’artista che non tollera chiaramente nulla che non sia la perfezione”; e questa simbiosi, questa armonia, questo totale feeling tra Shirley Horn e i suoi musicisti si avvertono nitidamente ascoltando gli album Verve, che, nell’insieme, secondo me, rappresentano la parte più importante e meglio riuscita della sua carriera.

Joe Henderson, Elvin Jones & Shirley Horn

Shirley Horn con Joe Henderson (a sinistra) ed Elvin Jones (al centro). © jazztimes.com

Tuttavia non mancano alcuni ospiti prestigiosi, che si aggiungono al meraviglioso trio di Shirley Horn, dalla metà degli anni ’80 in poi; Miles Davis, che l’aveva scoperta negli anni ’60, presta la sua magia nel disco “You Won’t Forget Me” del 1991; nel successivo “Here’s to Life”, del 1992, dove Shirley è accompagnata, in alcune canzoni, da un’intera orchestra d’archi, partecipa anche Wynton Marsalis.

In “I Remember Miles” del 1998, in cui Shirley Horn offre un toccante tributo al maestro Miles Davis, partecipano, tra gli altri, anche Roy Hargove e Toots Thielemans; e potremmo continuare all’infinito, citando, uno per uno i meravigliosi album Verve di Shirley Horn: “I Thought About You”, del 1987, che è il primo album di questo nuovo cammino, di insuperabile bellezza, è registrato dal vivo, mentre il successivo “Close Enough for Love”, del 1989, è ancora una bellissima dimostrazione della grandezza, della raffinatezza di questa geniale artista; “You’re My Thrill” del 2001 e “May the Music Never End” del 2003 sono altri preziosi album, nel primo dei quali troviamo, in alcune canzoni, ancora un’orchestra; tutti standard jazz, talvolta anche classici del repertorio brasiliano; troviamo proprio questo nei dischi di Shirley Horn. Classici jazz senza tempo, meravigliosamente interpretati con grande raffinatezza, meticolosità, precisione, attenzione, sobrietà.

Il disco di cui vorrei parlarvi si intitola “The Main Ingredient”, del 1996. Oltre al consueto trio, troviamo, anche in questo caso, ospiti illustri, tra cui è doveroso citare il trombettista Roy Hargrove, i sassofonisti Buck Hill e Joe Henderson, i batteristi Billy Hart e Elvin Jones ed il bassista Steve Novosel. La cosa curiosa è che Shirley Horn ha voluto registrare questo album in casa propria, anziché in uno studio di registrazione; il desiderio dell’artista è infatti quello di preservare, di ricostruire quell’atmosfera domestica, familiare, dell’essere “tra amici”, “in buona compagnia”, magari dopo una piacevole cenetta di gruppo, in modo tale da creare una certa armonia e un discreto feeling di fondo. E, per quanto mi riguarda, è riuscita perfettamente nell’intento, in quanto “The Main Ingredient” è sicuramente uno dei migliori album di Shirley Horn.

Shirley Horn - The Main Ingredient

La copertina del disco, con i vari “ingredienti” che partecipano alla registrazione.

Niente è fuori posto, nei dischi di Shirley Horn; la precisione con la quale anche il minimo sussurro ci viene presentato ci stupisce dopo ogni ascolto. L’apertura, con Blues for Sarge, ci fa immergere totalmente nell’atmosfera del disco, e a questo punto il sogno inizia. Ancora blues in The Meaning of the Blues, di toccante bellezza; una continua alternanza di assoli, di silenzi, carichi di emozioni, al punto che, arrivati alla fine del brano, siamo costretti ad un nuovo ascolto.

Dopo aver ascoltato You Go to My Head, non è facile trovare le parole per descriverne la bellezza, tanto è il trasporto emotivo a cui siamo soggetti; qui il sassofono di Joe Henderson è protagonista, sul delicato tappeto sonoro del trio, in una introduzione strumentale di enorme fascino; The Look of Love, del maestro Burt Bacharach, è proposta in una stellare versione, mentre Come in from the Rain e Keepin’ Out the Mischief Now ci fanno sperare che non finiscano mai; cerchiamo, a questo punto, di immaginarsi di essere proprio nel salotto di Shirley Horn, dove probabilmente è stato inciso questo album; ed immaginiamo di essere spettatori di queste performance; mentre siamo dedicati a questi pensieri, proviamo ad ascoltare All or Nothing at All, Here’s Looking at You, Peel Me a Grape o Fever; io francamente trovo possibile immedesimarmi in una simile meraviglia. Ascoltando attentamente questo disco, magari in silenzio e senza distrazioni, è possibile carpire quell’atmosfera che avvolge ognuna di queste performance.

Questo disco è solo una delle tante testimonianze della grandezza di questa artista, che ci ha regalato emozioni indimenticabili. Shirley Horn muore nell’ottobre del 2005, in seguito alle conseguenze del diabete. Ma la sua eredità musicale rimarrà immortale ed indelebile. Buon ascolto.

tracklist:

  1. Blues for Sarge
  2. The Look of Love
  3. Keepin’ Out of Mischief Now
  4. The Meaning of the Blues
  5. Here’s Looking at You
  6. You Go to My Head
  7. Fever
  8. Come in from the Rain
  9. Peel Me a Grape
  10. All or Nothing at All

anno: 1996
label: Verve Records

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