Steve Grossman – Quartet [1999]

Steve Grossman

Steve Grossman in un’intensa esibizione. © romamusica.it

Steve Grossman è un sassofonista statunitense. Emerge negli anni ’70, durante i quali lavora a fianco di importanti nomi del jazz, come Miles Davis o Elvin Jones; queste esperienze, soprattutto quelle con Davis, col quale registra una manciata di ottimi album nella prima metà degli anni ’70, sono molto formative per Steve Grossman, il quale finisce per maturare un proprio stile, in bilico tra le avvolgenti atmosfere più hard bop e sonorità ancora più sperimentali, quasi vicine alla fusion.

È ovvio che proprio i contatti con Miles Davis, che infatti, esattamente in quegli stessi anni stava portando avanti questo tipo di sperimentazioni, sono stati quelli più decisivi per la formazione musicale di questo sassofonista.

Però Steve Grossman non è solo questo; se è vero che le sue prime collaborazioni lo stavano portando verso un tipo di jazz molto sperimentale (come del resto, negli anni ’60 e ’70, era accaduto anche a Wayne Shorter, prima con Miles Davis e successivamente con i suoi Weather Report), Steve ha anche portato avanti, in tempi più recenti, un discorso musicale autonomo, molto più vicino a quel jazz tipico degli anni ’50, che trova una delle sue massime espressioni nella musica di sassofonisti già attivi in quel periodo, come John Coltrane o Sonny Rollins. Uno degli album in cui Steve Grossman ci regala un meraviglioso scorcio di questo secondo periodo è intitolato “Quartet”, registrato a Parigi nel gennaio nel 1998 e pubblicato l’anno successivo.

Il quartetto in questione è composto da illustri protagonisti del jazz di ogni tempo; basta citare il nome di Michel Petrucciani, che offre la sua magia in queste canzoni, in una delle ultime apparizioni prima della sua prematura scomparsa, per capire che il livello generale di questa produzione è a dir poco eccelso; ed è altrettanto facile capire che la partecipazione di Petrucciani possa aver contribuito in maniera molto significativa a creare quel tipo di atmosfera decisamente “cool”, di cui proprio Petrucciani, e prima di lui Bill Evans, sono i principali esponenti. Tanto per dimostrare, ancora una volta, che nel jazz nulla si crea e nulla si distugge; c’è forse un unico percorso, un tracciato, che ogni artista interpreta, vive, elabora, percepisce a modo proprio, assorbendo gli insegnamenti del passato.

Steve Grossman - Quartet

La copertina di “Quartet”.

Impossibile non innamorarsi delle canzoni che aprono questo meraviglioso album; Ebb Tide, Inner Circle, Song for My Mother e Parisian Welcome (quest’ultima composta da Petrucciani) sono a dir poco struggenti, tanta è l’intensità con cui vengono interpretate, e con cui l’ascoltatore riesce a “viverle”; il tocco di Petrucciani al pianoforte è riconoscibile, inconfondibile, mentre anche gli altri musicisti a fianco di Steve Grossman (Andy McKee al contrabbasso e Joe Farnsworth alla batteria) offrono la loro arte, totalmente immersi anima e corpo nella performance, intenti a creare il giusto sottofondo alla magia dei due indiscussi leader del Quartetto.

La musica prosegue, e altri bellissimi ed immortali standard vengono offerti all’orecchio dell’ascoltatore che, a questo punto, è sempre più estasiato, man mano che il disco va avanti; You Go to My Head è proposta in una versione stellare, ma forse è dire poco; una delle più belle canzoni del disco, dove i ritmi si fanno leggermente più accesi, per poi però placarsi nuovamente nella successiva e dolcissima Body & Soul; qui la delicata introduzione del pianoforte di Petrucciani ci trasporta in un sogno, dolcemente interrotto dall’arrivo della magica tromba di Grossman; c’è un vero e proprio dialogo tra questi due musicisti, tra i quali si avverte una totale sintonia, una palpabile armonia. La successiva Why Don’t I? è di Sonny Rollins, e le atmosfere si fanno nuovamente accese, ma ovviamente mai eccessive o fuori posto.

Il disco si chiude con altre tre meravigliose ballate; infatti le lente e bellissime Don’t Blame Me e Theme for Ernie ci accompagnano verso una toccante versione di un classico di Duke Ellington, ovvero la bellissima In a Sentimental Mood, degna conclusione di un disco imperdibile.

Di seguito alcuni brani tratti da questo album.

tracklist:

  1. Ebb Tide
  2. Inner Circle
  3. Song for My Mother
  4. Parisian Welcome
  5. You Go to My Head
  6. Body & Soul
  7. Why Don’t I?
  8. Don’t Blame Me
  9. Theme for Ernie
  10. In a Sentimental Mood

anno: 1999
label: Dreyfus Jazz

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One thought on “Steve Grossman – Quartet [1999]

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