The Robert Cray Band – Nothin But Love [2012]

The Robert Cray Band

The Robert Cray Band, da sx Jim Pugh, Tony Braunagel, Robert Cray e Richard Cousins.

Robert Cray è un chitarrista blues che può vantare oltre trent’anni di esperienza e oltre 20 album pubblicati a suo nome. È un nome non conosciutissimo alle grandi folle, anche se nel corso degli anni ha ricevuto numerosi riconoscimenti per i suoi lavori e ha collaborato con grandi nomi del blues come Albert Collins, John Lee Hooker, B.B. King e su tutti Eric Clapton.

Robert Cray da bambino cresce a “pane e blues” e da adolescente suona già la chitarra cercando di migliorarsi sempre più ascoltando i suoi idoli Albert Collins, Freddie King e Muddy Waters. Il suo primissimo gruppo, da ragazzo, erano gli Steakface, una cover-band di Jimi Hendrix e Fleetwood Mac.

Nel 1973 entra a far parte della band di Albert Collins, qui conoscerà il bassista Richard Cousins con il quale nel 1975 fonderà la Robert Cray Band con Peter Boe alle tastiere e David Olson alla batteria. Nel 78 debutta con “Who’s Been Talkin'” album che verrà poi pubblicato nel 1980. Lavoro che passa quasi inosservato al grande pubblico. Cosa che non si ripete però nel 1983 con “Bad Influence”.

Il titolo di quest’album è molto curioso, si riferisce infatti all’influenza che ha avuto Albert Collins su Cray, sull’utilizzo della chitarra accordata in Re minore. Il brano omonimo dell’album sarà poi ripreso anche da Eric Clapton nel suo album “August” del 1986.

Nel corso degli anni 80 Robert Cray pubblicherà altri quattro album in un crescendo di successo che lo porterà al 1985, con “False Accusation”, a vincere un Grammy come “Miglior Album Blues” dall’Association of Independent Record Distributors. Nello stesso anno collabora con Albert Collins e Johnny Copeland in “Showdown”, premiato ai Grammy Awards nella categoria “Best Traditional Blues Recording”.

Robert Cray

Robert Cray in un live solo con la sua Fender Stratocaster.

1986. Arriva la consacrazione vera e propria per Robert Cray. Esce “Strong Persuader” album riconosciuto dalla critica come uno dei dischi “pionieri” del blues contemporaneo; non a caso grazie a questo lavoro vince due dischi di platino e il Grammy come “Best Contemporary Blues Recording“. Un disco che segna anche una svolta anche stilistica per Robert Cray che abbandona lo stile del classico blues anni ’40/’50 plasmando la sua musica ad uno stile moderno, più fresco rappresentato in pieno da questo album e da pezzi indimenticabili come Right Next Door (Because of Me) o Smoking Gun. Una curiosità legata a questo disco è che, dopo la sua pubblicazione, “The Strong Persuader” divenne anche un nickname per Robert Cray. Gli anni 80 si concludono con “Don’t Be Afraid of the Dark” che vende oltre un milione di copie e vince un Grammy nella medesima categoria del precedente.

La prima metà degli anni 90 è caratterizzata da alti e bassi per la Robert Cray Band che non riesce a ripetere i successi di fine anni 80. Per lo meno fino al 1995 quando esce “Some Rainy Morning” che dà un po’ di ossigeno alla popolarità della band. Nello stesso anno si forma quella che è ancora oggi la formazione ufficiale della Robert Cray Band con Robert Cray chitarra e voce, Karl Sevareid al basso, Kevin Hayes alla batteria e Jim Pugh alle tastiere.

Nel 1997 si trasferisce a Memphis, dove incide “Sweet Potato Pie”, album che ha un discreto successo di vendite ma il “troppo” successo di Cray è poco apprezzato dall’esigente comunità blues di Memphis, che lo considera quasi un cantante pop. Fino al 1999 quando con “Take Your Shoes Off” e poi nel 2001 con “Shoulda Been Home” riesce ad entrare anche nelle grazie dei bluesman di Memphis più tradizionalisti, aggiudicandosi un altro Grammy Award. Partecipa a varie edizioni del “Crossroad Guitar Festival”, manifestazione a scopo benefico organizzata da Eric Clapton e nel 2006/2007 partecipa al tour mondiale del chitarrista inglese, spesso duettando con lui sul palco. Non una grandissima novità dato che nel corso degli anni Robert Cray e la sua band avevano spesso aperto i concerti di Eric Clapton, ma mai in un world tour.

Tra il 2003 e 2010 vengono pubblicati altri 5 album (di cui 2 live) della Robert Cray Band, tutti caratterizzati dallo stile soul-blues di cui Robert Cray può essere considerato un pioniere. Lavori particolarmente apprezzati sono “Time Will Tell” e “This Time” del 2009 caratterizzato dal ritorno in formazione di Richard Cousins, storico bassista della band e grande amico di Cray.

Robert Cray

L’energia e la passione di Robert Cray in una performance live.

Fatte le presentazioni, dovute per un musicista come Robert Cray, vorrei parlarvi del suo ultimo lavoro che nelle ultime settimane mi ha piacevolmente risuonato nella testa. “Nothing But Love”, album pubblicato nell’agosto 2012 sotto la Provogue Records (Mascot Label Group). Basterebbe il titolo dell’album a descrivere il tema trascinante di praticamente tutti i brani che contiene. Un disco che, come tipico del blues, racconta delle storie. Storie d’amore, fatte di rapporti complicati, di relazioni interrotte che provocano dolore e tristezza nell’animo del protagonista.

Si comincia con Won’t Be Coming Home, che è anche il primo singolo estratto dal disco. È la storia di una coppia, lei lascia lui, che non riesce a superare il momento. Fin qui sembra una tipica “blues story”, con la caratteristica però di avere lo stile “alla Robert Cray” narrata cioè come se fosse un film: ci viene fornita un’immagine precisa di ciò che vuole raccontarci l’artista, con descrizioni dettagliate degli ambienti nei quali si svolgono i fatti, quasi a voler introdurre chi ascolta nella storia raccontata. Questo elemento scenografico è tipico dello stile di Cray, soprattutto nei dischi più recenti. Non vi nascondo che Won’t Be Coming Home è il mio pezzo preferito dell’album, per gli arrangiamenti e l’energia che trasmette. È uno di quei pezzi che quando li ascoltate, iniziate, istintivamente a suonare la vostra chitarra immaginaria che portate sempre dietro, portando il tempo con i piedi! Davvero impagabile!

The Robert Cray Band - Nothin But Love

“Nothin But Love” – Uno dei migliori album blues del 2012.

Si prosegue con brani più intensi, un po’ più introspettivi come Worry e a seguire I’ll Always Remember You dove appare una sezione di fiati, che da un tocco di jazz che rende il tutto più elegante. Un brano che sembra quasi un tributo a Ray Charles. Non so… ho avuto questa sensazione. Troviamo anche pezzi dallo stampo prettamente rock’n’roll come Side Dish, pezzo contenente un solo in perfetto “stile Chuck Berry”, come se per un attimo fossimo tornati nei ’70s. A seguire la spensierata A Memo, segna metà album.

Robert Cray sembra essere “schiavo” del blues, lo confessa lui stesso nel pezzo Blues Get Off My Shoulder, un classico del 1959 di Dee Clark, ripreso poi da Little Milton del 1970 e da molti altri artisti. La versione proposta da Cray è quella di Bobby Parker. In questo pezzo l’artista chiede al blues (o al Dio del Blues) di liberarlo, perché a causa sua soffre, prova dolore e vorrebbe liberarsi di questo fardello, ma in fondo è il suo amore e lo sarà per sempre. Troviamo a questo punto Fix This, brano caratterizzato da un piano reggae molto particolare che però nel chorus diventa un organo tipico del soul. Brano piacevole musicalmente ma comunque legato al filo conduttore del disco dal punto di vista del testo.

L’album raggiunge il picco di enfasi ed emozione con I’m Done Cryin’, brano struggente che racconta di un uomo che ha perso la sua casa, il suo lavoro. Non ha più lacrime… ma non ha perso la dignità «because I’m still a man…». Anche la chitarra di Cray sembra piangere di dolore nei soli che si susseguono durante i quasi nove minuti di questo pezzo, in cui la produzione magistrale di Kevin Shirley a.k.a. “The Caveman”, regala quel tocco di drammaticità in più lasciando spazio, nel finale, alla voce “soulful” di Robert Cray.

La tristezza di una Great Big Old House vuota, senza più i bambini che giocano, senza le voci che si rincorrono e senza più quell’armonia che regna in una famiglia amorevole. Tutto è sparito a causa di un amore finito male che ha portato via anche i «…great big old dreams…» che lo accompagnavano.

L’album si conclude con Sadder Days, un pezzo di piacevole ascolto, così come l’intero disco, ma con un testo triste che racconta di un incontro, una chiacchierata e poi la solitudine…

«…How can they be
The most lonesome
Longest days of the week…
…Now I know
There won’t be a tomorrow
Without you here…»

“Nothing But Love” è sicuramente uno degli album che mi sono piaciuti di più del 2012, un disco che, seppur abbastanza triste nei testi, appare fresco e moderno. Blues moderno, innovativo, scritto però (e suonato) da un veterano come Robert Cray, che ha attraversato diversi cicli storici della musica, a tratti, infatti, sono evidentissime le influenze del blues “vecchia scuola” e di grandi bluesman come Eric Clapton, Stevie Ray Vaughan, Freedie King che hanno sicuramente contribuito alla formazione stilistica di Cray.

Un album intenso, un blues che non risulta noioso nemmeno dopo diversi ascolti, come molti potrebbero pensare a primo impatto. Soprattutto merito della classe e dello stile di Robert Cray che riesce a combinare soul e blues in un mix unico che rende piacevole l’ascolto. Disco consigliatissimo per gli amanti del genere e raccomandato soprattutto a chi magari si è avvicinato da poco a questo mondo e ha voglia di scoprire un disco più orecchiabile, dal sound più contemporaneo; ben diverso dai, comunque imprescindibili, classici degli anni 60/70.

Buona Musica!

tracklist:

  1. Won’t Be Coming Home
  2. Worry
  3. I’ll Always Remember You
  4. Side Dish
  5. A Memo
  6. Blues Get Off My Shoulder
  7. Fix This
  8. I’m Done Cryin’
  9. Great Big Old House
  10. Sadder Days

anno: 2012
label: Provogue Records / Mascot Label Group

sito ufficiale: robertcray.com

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