Hank Mobley – Soul Station [1960]

Hank Mobley

Hank Mobley.

Hank Mobley è stato un importante sassofonista jazz statunitense. Negli anni ’50, si guadagna una certa reputazione lavorando a fianco di musicisti già molto noti all’epoca, tra cui il batterista Max Roach e il trombettista Dizzy Gillespie; ma è grazie alla collaborazione con Horace Silver, Art Blakey e altri storici componenti dei Jazz Messengers, con i quali realizza un album nel 1955, che Hank Mobley riesce a maturare e a sviluppare un proprio stile, vicino alle sonorità hard bop tipiche dell’epoca, e anche del decennio successivo.

Sempre negli anni ’50, pubblica anche alcuni album a suo nome, per diverse etichette discografiche come la Blue Note o la Prestige, rimanendo comunque sempre piuttosto ai margini della scena musicale jazz di quegli anni. Uno dei dischi più significativi di questo periodo è quello realizzato con il trombettista Lee Morgan nel 1958, ed intitolato “Peckin’ Time”.

Se queste collaborazioni sono state fondamentali per la formazione musicale di Hank Mobley (e abbiamo più volte ribadito quanto siano stati importanti gli anni ’50 per la definizione e lo sviluppo di molte correnti del jazz), la sua figura rimane comunque parzialmente avvolta in un cono d’ombra. Era più facile sentire parlare di Hank Mobley perché “è quel sassofonista che ha suonato con…”, affiancando quindi la sua figura a quella di più celebri musicisti dell’epoca, piuttosto che per reali e concreti meriti propri.

La svolta comunque avviene dall’inizio degli anni ’60; collaborando ancora con validi musicisti, tra cui lo stesso Lee Morgan o Miles Davis (con cui incide alcuni album nel 1961), Hank Mobley realizza una serie di meravigliosi album a suo nome per la Blue Note, che sicuramente rimangono tra i migliori lavori della sua produzione. Soprattutto all’inizio degli anni ’60, si ricordano alcuni indiscussi capolavori, come “Roll Call”, “Workout” e “No Room for Squares”, album splendidamente hard bop, e non solo, in tutta la loro energia e vitalità; in questa musica si mescolano mondi diversi, e forse non esiste un termine preciso per identificarli nell’insieme; tracce di blues si accostano ad atmosfere soul jazz, in un misto di grande seduzione. Quindi un sound molto vario, eclettico, non statico ma in continuo movimento.

Il disco di cui vorrei parlare appartiene sempre a quel periodo: si intitola “Soul Station”, ed è stato realizzato nel 1960. La formazione è rappresentata da un quartetto, costituito da alcuni nomi fondamentali del jazz di ogni epoca. Sotto la guida di Hank Mobley, infatti, troviamo un energico Wynton Kelly al pianoforte, Paul Chambers al contrabbasso e Art Blakey alla batteria. Le precedenti esperienze musicali di Wynton Kelly e Paul Chambers comprendono il lavoro con il primo storico quintetto di Miles Davis, di cui hanno fatto parte per alcuni anni (Wynton Kelly entrò a far parte del quintetto nel 1958, in sostituzione di Bill Evans, mentre Paul Chambers ne faceva parte già dalla sua costituzione, nel 1955).

Hank Mobley - Soul Station

La copertina di “Soul Station”.

Questo disco è un insieme, totalmente omogeneo, di diversi sentimenti, di differenti sensazioni, che probabilmente sono alla base di queste registrazioni; forse qualcosa che ricorda l’hard bop più virtuoso è il collante che tiene insieme il tutto, ma c’è molto altro. Il disco contiene due standard; Remember, che apre il disco, e If I Should Lose You, che invece è il brano finale, sono due bellissimi pezzi swing, meravigliosamente brillanti, dove, alle spalle di Hank Mobley, viene lasciato ampio spazio agli altri musicisti del quartetto, ognuno dei quali, quindi, è comunque un protagonista della performance, al pari del leader.

In mezzo ai due standard, troviamo veramente di tutto. Le altre canzoni sono tutte composizioni di Hank Mobley, il quale sembra divertirsi a spaziare liberamente attraverso molteplici esperienze musicali; This I Dig of You è molto hard bop, mentre la successiva Dig Tis è ancora un bel pezzo che odora molto di swing; la successiva Split Feelin’s è ancora un bellissimo brano bop; Hank Mobley sembra perfettamente a suo agio in queste performance, e numerosi sono gli splendidi assoli di ognuno degli altri musicisti di questo quartetto.

Arriviamo ora ad un meraviglioso pezzo blues, ovvero proprio la canzone che dà il titolo all’album, Soul Station; per quanto mi riguarda, è il brano forse più emozionante, non solo per l’ascoltatore, ma evidentemente anche per i quattro musicisti coinvolti; Wynton Kelly ci regala un assolo da brivido, raggiungendo altissimi livelli di intensità emotiva, seguito da un altro splendido assolo, questa volta di Paul Chambers, enormemente ispirato e sofferto; il sassofono di Hank Mobley non appare mai invadente o dominante, nei confronti degli altri musicisti; in questo album ognuno ha il suo spazio ben definito, ben riconoscibile nel contesto generale della canzone, mai eccessivo. E questa armonia generale si può percepire ad ogni ascolto.

“Soul Station” è probabilmente il capolavoro di Hank Mobley. Provate a dargli un ascolto. Scoprirete uno dei più grandi e sottovalutati musicisti jazz di ogni tempo. Buon ascolto.

Di seguito alcuni video di canzoni tratte da “Soul Station”.

tracklist:

  1. Remember
  2. This I Dig of You
  3. Dig Dis
  4. Split Feelin’s
  5. Soul Station
  6. If I Should Lose You

anno: 1960
label: Blue Note Records

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9 thoughts on “Hank Mobley – Soul Station [1960]

  1. Grazie per questa panoramica su Hank Mobley , grande artista che però ammetto di non conoscere prima di aver letto questa recensione…mi affretterò a rimediare la grave lacuna

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