Grover Washington Jr. – Winelight [1980]

Grover Washington Jr.

Grover Washington Jr. Photo by Paul S. Wilson ©

Tra la fine degli anni settanta e la metà degli ottanta, si diffuse una nuova corrente jazzistica, identificata come “smooth jazz”. Una forma di jazz ripulita dalle complessità armoniche ricche d’improvvisazioni e suoni sperimentali della fusion, che in quegli anni, era al suo massimo splendore.

Un jazz molto più “easy”, più raffinato, caratterizzato da sonorità levigate, sensuali, dolci e sinuose; lo smooth jazz nasce da una sorta di fusione del jazz con le sonorità tipiche del pop e dell’r&b.

Molti critici la definirono “musica di sottofondo”. Certo è vero che gli album smooth jazz sono perfetti per creare certe atmosfere che si adattano perfettamente a determinate situazioni, ma attenti a non sottovalutare questo aspetto.

Stiamo parlando di un genere (o sottogenere se preferite) che vede tra i suoi maggiori esponenti, grandissimi strumentisti, gente come Herp Albert, David Sanborn, Dave Grusin (fondatore della prestigiosa GRP Records), Joe Sample e Grover Washington Jr. E proprio di quest’ultimo che voglio raccontarvi, per poi parlarvi del suo capolavoro, “Winelight”.

Grover Washington Jr. nasce a Buffalo nel 1943. Sua madre canta in un coro gospel in chiesa e suo padre, Grover senior, è un sassofonista e grande collezionista di dischi. Cresce a “pane e jazz”, preferisce soprattutto i dischi di Benny Goodman e a soli 8 anni il piccolo Grover riceve il suo primo sassofono. Da quel momento sarà parte integrante del suo corpo.

Per anni suona nei blues club di Buffalo, ma la sua vera carriera inizia quando, incontra un batterista panamense, tale Billy Cobham che lo porta con sé a New York per introdurlo negli ambienti che contano. Tra il 1970 e il 1971 appare in due album di Leon Spencer, insieme a Idris Muhammad e Melvin Sparks; ma la vera svolta avviene quando nel 1971 dovette sostituire un mostro sacro del sax alto come Hank Crawford, in una sessione di registrazione con Creed Taylor, noto produttore dell’epoca.

Grover Washington Jr. - Winelight

“Winelight” – 1980. Capolavoro dello smooth jazz.

Da questa partecipazione presso gli studi della Kudu Records, prese vita il suo primo album solista, “Inner City Blues” (1971). Il produttore venne colpito soprattutto dall’incredibile talento di Grover e dalla passione che metteva nelle sue esibizioni. Negli anni a seguire pubblica altri grandi album come “Soul Box” (1973), “Mister Magic” (1974) e “Feels So Good” (1975), ma è nel 1980 che Grover raggiunge l’apice della sua produzione discografica, quando viene pubblicato “Winelight”, sotto la Elektra Records.

Quaranta minuti scarsi, sei splendidi pezzi, per un disco raffinato ed intrigante. La formazione nel disco è di quelle di primissimo livello: sezione ritmica affidata ad un bassista che di lì a poco sarebbe diventato un fenomeno mondiale, tale Marcus Miller, Steve Gadd alla batteria, percussioni varie affidate a Ralph McDonald che danno un tocco di etnicità al disco e degne di nota anche le splendide decorazioni di Fender Rhodes affidate a Paul Griffin e Richard Tee. Tutti ad accompagnare Grover Washington Jr. nei suoi fraseggi straordinariamente eleganti e romantici che diventano più incisivi e graffianti in alcuni momenti particolarmente intensi.

Apre il disco la title-track, Winelight che inizia col basso di Miller che la fa da padrone. Un blues atipico quello di Miller, che genera nell’ascoltatore una sensazione di leggerezza assolutamente unica. Vi ritroverete all’improvviso catapultati in un jazz-club anni 80 con luci soffuse e il groove che vi scorrerà a mille nelle vene. Oltre sette minuti di scenografica estasi jazz.

Le cose “peggiorano” quando ci si lascia trasportare da Let It Flow. Il titolo dice già molto. Grover Washington era un grande appassionato di basket e dedicò questo pezzo al grandissimo Julius “Dr. J” Erving, uno dei più grandi giocatori di sempre, stella dei Philadelphia 76ers.
“Il basket è poesia in movimento” e Dr. J rappresenta in pieno questo detto per la sua eleganza dei suoi movimenti in campo e la sua classe nel “volare” sopra il ferro come pochi altri hanno saputo fare in quell’epoca.
I movimenti legiadri di Dr. J personificano l’anima di questo pezzo, a dir poco emozionante. Un suono ricercato e fluido con un energico solo centrale e le “slappate” da brividi, di Marcus Miller sul finale.

A seguire la seducente In the Name of Love, vi farà riconciliare con voi stessi per la magia che si creerà nella vostra stanza. Verrà riarrangiata qualche anno più tardi da Ralph McDonald e Bill Withers. Fa da preludio alla splendida Take Me There, brano caratterizzato da sonorità più simili a Let It Flow ma con un vago sapore latineggiante, merito del grande Ralph McDonald alle percussioni.

Troviamo poi l’unico brano cantato del disco, Just the Two of Us, che vede alla voce niente meno che Bill Withers, lo stesso che circa 10 anni prima aveva sbancato le classifiche con la sua Ain’t No Sunshine. Il risultato è un qualcosa che trascende letteralmente il senso di “magia nella musica” per farvi capire di cosa sto parlando vi propongo la prima strofa del brano:

«I see the crystal raindrops fall
And the beauty of it all is when the sun comes shining through
To make those rainbows in my mind when I think of you sometime
And I want to spend some time with you…»

Degno di nota anche il bel solo di Bill Eaton con il suo sintetizzatore Oberheim, in perfetto stile Weather Report, e le voci coriste che impreziosiscono questo pezzo, campionato e coverizzato più e più volte negli anni.

Grover Washington Jr.

Un murale dedicato alla memoria di Grover Washington Jr a Philadelphia. Photo by Christopher Woods ©

La nostalgica Make Me a Memory (Sad Samba) dal gusto latino e le ultime evoluzioni del sax di Grover, chiudono quest’affascinante disco che rimane senza dubbio una perla per quel che riguarda lo smooth jazz, ma di sicuro anche uno degli album più importanti del jazz, proprio per esser stato forse il più rappresentativo, della corrente smooth.

Le pubblicazioni di Grover Washington Jr. nell’era “post-Winelight” sono senza dubbio grandi lavori, che però non raggiungono mai il livello del suo capolavoro, causa anche la grande concorrenza che spesso sminuisce i grandi dischi. Washington si dedica a scoprire e a produrre nuovi talenti, tra i quali Kenny G, lanciato proprio da Grover o altri come Walter Beasley, Pamela Williams, Najee e George Howard.

Il 17 dicembre 1999, mentre è in attesa per esibirsi in uno show televisivo della CBS, Grover ha un collasso, viene trasportato in ospedale dove più tardi verrà dichiarato morto a causa di un arresto cardiaco. Aveva 56 anni.

A distanza di oltre 30 anni dalla pubblicazione, “Winelight” non ha perso colpi, ancora oggi mantiene lo stesso fascino e la stessa spontaneità del 1980. Rimane un album di fondamentale, da avere assolutamente per gli appassionati e da scoprire per chi vuole immergersi in un viaggio magico alla scoperta del cosiddetto smooth jazz.

Buona Musica!

tracklist:

  1. Winelight
  2. Let It Flow (for Dr. J)
  3. In the Name of Love
  4. Take Me There
  5. Just the Two of Us (feat. Bill Withers)
  6. Make Me a Memory (Sad Samba)

anno: 1980
label: Elektra Records

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7 thoughts on “Grover Washington Jr. – Winelight [1980]

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