Blue Mitchell – The Thing to Do [1964]

Blue Mitchell

Blue Mitchell. Photo by Francis Wolff ©

Abbiamo parlato spesso, in queste pagine, di alcuni artisti, appartenenti al meraviglioso mondo del jazz, e che fanno parte di quel sottobosco musicale, fatto di volti poco noti o di nomi di cui pochi parlano o si interessano, oggi come in passato; abbiamo parlato del sassofonista Dexter Gordon o del trombettista Lee Morgan, personaggi importanti in quanto rappresentanti di alcune correnti del jazz, tipiche degli anni ’50 e ’60, che però sono sempre vissuti all’ombra di nomi più noti; Hank Mobley, altro sassofonista, importante rappresentante di quella corrente musicale che ingloba hard bop e soul jazz, in pieni anni ’60, è un artista di cui molti si sono dimenticati.

L’artista di cui vorrei parlarvi oggi è un altro personaggio poco conosciuto alle masse, ma che si merita, comunque, una certa attenzione; si tratta del trombettista americano Blue Mitchell.

Associare Blue Mitchell (all’anagrafe Richard Allen Mitchell) al jazz, in senso stretto ed in via esclusiva, è, concettualmente, un errore; come altri suoi contemporanei, soprattutto lo stesso Hank Mobley, la musica di Blue Mitchell è enormemente variegata, passando dall’hard bop al soul jazz, dal blues al rock, con grande disinvoltura e maestria. Anche le sue collaborazioni sono molto prestigiose, e comprendono importanti artisti dell’epoca, come il sassofonista Cannonball Adderley (col quale registra “Portrait of Cannonball”, del 1958), il pianista Horace Silver (che lo invita a partecipare ad alcuni suoi album, fra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60), e moltissimi altri artisti, musicalmente anche molto lontani tra loro.

Blue Mitchell, comunque, è importante anche per diversi interessanti album pubblicati a suo nome, dalla fine degli anni ’50 fino al 1979, anno della prematura scomparsa, in seguito alle conseguenze di una grave malattia. Forse gli album di Blue Mitchell che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica sono effettivamente pochi, anche perché era forse più apprezzato come sideman, cioè come musicista ospite in album di altri artisti, piuttosto che come leader di dischi a suo nome. Dal 1958 fino all’inizio degli anni ’60, Blue Mitchell realizza alcuni album per l’etichetta Riverside (per la quale, in quegli stessi anni, anche Bill Evans stava pubblicando una serie di storici album), tra cui segnalo “Blue Soul” e “Blue’s Moods”; successivamente, per l’etichetta Blue Note, pubblica altri album, dei quali “The Thing to Do” del 1964 è considerato il più importante. Successivamente troviamo diversi altri lavori, ma il livello generale di queste ultime produzioni non è paragonabile a quanto realizzato in precedenza. Il disco di cui vorrei parlarvi è proprio il bellissimo “The Thing to Do”.

Blue Mitchell - The Thing to Do

La copertina di “The Thing to Do”.

“The Thing to Do” è un vero, grande disco. È un bellissimo condensato di tanti diversi elementi, apparentemente contrastanti, ma che, dopo il primo ascolto, appaiono in perfetta sintonia tra loro. Scorrendo la lista dei musicisti che suonano in questo album, a fianco del leader, ci imbattiamo in Chick Corea, proprio il grande pianista che, negli anni immediatamente successivi, anche grazie ad altre prestigiose collaborazioni (tra cui quella con Miles Davis è senza dubbio la più importante), avrebbe portato avanti numerose sperimentazioni, abbracciando agilmente generi totalmente diversi, in un risultato talvolta indefinito ed indefinibile, ma sempre di gran classe. Junior Cook al sassofono tenore, Aloysius Foster alla batteria e Gene Taylor al contrabbasso sono gli altri musicisti che compongono questo quintetto.

L’apertura dell’album è affidata all’unica composizione originale di Blue Mitchell, Fungii Mama; la canzone inizia con un vero e proprio duetto tra il leader ed il sassofonista Junior Cook, che, in questa magica alternanza, sembrano voler trovare un punto di contatto, sembrano rincorrersi senza però mai raggiungersi; e anche il giovane Chick Corea, in alcuni momenti, ci regala una serie di brillanti prove di bravura. Ira Gitler, giornalista, critico e storico jazz americano, dichiarò che «Fungii Mama is a west Indian dish, in case you’re wondering. I don’t know if it’s hot and spicy, but Fungii Mama is»; forse non potrei trovare una definizione più adatta per questa canzone.

Le successive Mona’s Mood e The Thing to Do sono due brani composti dal sassofonista Jimmy Heath, il primo dei quali, una lenta ballata, era già stato registrato in precedenza dallo stesso Heath con la propria orchestra; ma è sicuramente The Thing to Do, il brano che dà il titolo al disco, che arricchisce ed impreziosisce la parte centrale di questo album; un bellissimo esercizio in pieno stile hard bop, dove Blue Mitchell e Junior Cook tornano a duettare meravigliosamente, senza però lasciare il resto del gruppo in sottofondo; ogni musicista in questo album è un assoluto protagonista, in ogni performance.

Blue Mitchell

Blue Mitchell e Chick Corea durante la registrazione del disco. Photo by Francis Wolff ©

Step Lightly, brano del sassofonista Joe Henderson, già nel gruppo di Horace Silver e autore di diversi grandi album per la Blue Note, è ancora una bellissima ballata, totalmente blues, dall’aspetto decisamente calmo e rilassato, che forse non regala all’ascoltatore alcun guizzo emotivo, ma lo trasporta dolcemente e senza sussulti verso il brano conclusivo, Chick’s Tune, composto da Chick Corea; molto brillante, molto ritmato, il brano scorre via velocemente, ma ci offre un’ultima brillante prova della grandezza di questo quintetto. Come riportato dalle note interne del cd, del buon Ira Gitler:

«Now that you’ve read all about it,
take the record out of its jacket,
place it on the turntable, and listen.
That’s “The Thing to Do”!
».

tracklist:

  1. Fungii Mama
  2. Mona’s Mood
  3. The Thing to Do
  4. Step Lightly
  5. Chick’s Tune

anno: 1964
label: Blue Note Records

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4 thoughts on “Blue Mitchell – The Thing to Do [1964]

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