Joe Henderson – Page One [1963]

Joe Henderson

Joe Henderson. Photo by William Claxton ©

Joe Henderson è stato un sassofonista americano. Già verso la fine degli anni ’50, ancora giovanissimo, entra in contatto con la musica di importanti sassofonisti dell’epoca, tra cui Charlie Parker e Lester Young, che quindi rappresenteranno inevitabilmente le principali fonti di ispirazione per tutte le esperienze successive.

Nonostante questo, comunque, la sua figura rimane avvolta in un cono d’ombra per tutta la seconda metà degli anni ’50, e le sue prime collaborazioni non gli permettono di ottenere significativi riconoscimenti.

Una fondamentale esperienza, che indubbiamente è stata a dir poco cruciale per Joe Henderson, risale alla fine dell’estate del 1962, quando Joe Henderson, in compagnia del trombettista Kenny Dorham, si reca al Birdland, un famoso jazz club di New York, per assistere all’esibizione di Dexter Gordon, sassofonista già piuttosto popolare in quegli anni; alla fine della serata, si narra che Dexter Gordon abbia chiesto a Joe Henderson di provare a suonare un brano con la sua band, quella sera stessa, quindi in un contesto totamente improvvisato e assolutamente non programmato.

Il risultato è un vero successo; è stata probabilmente proprio questa esperienza, insieme a varie altre importanti collaborazioni con altri noti musicisti dell’epoca, tra cui Horace Silver, a permettere a Joe Henderson di diventare un nome di punta del panorama musicale dell’epoca. E questo anche grazie ai molti album pubblicati a suo nome, dai primi anni ’60 fino al 2001, anno della sua scomparsa.

I primi album di Joe Henderson sono stati pubblicati, dall’inizio degli anni ’60, per l’etichetta Blue Note. Questa serie di album rappresenta probabilmente la parte più significativa e più prestigiosa della sua produzione; “Page One” del 1963 è il primo di questa serie, mentre i successivi “Our Thing”, “In ‘n Out” e “Inner Urge” sono altri capostipiti di questo primo, fondamentale, periodo. Alla fine del decennio, e per gran parte degli anni ’70, incide per l’etichetta Milestone, ed il suo stile diventa generalmente più vicino a sonorità funk, alla fusion o al jazz di stampo elettronico, quindi un sound profondamente diverso, meno genuino e autentico rispetto alle produzioni Blue Note, caratterizzate da una schietta natura hard bop. Più avanti, realizza altri discreti album per la Verve e per altre etichette minori, ma il livello generale, salvo poche eccezioni, non è paragonabile al quello dei primi, meravigliosi album Blue Note, dei primi anni ’60; ed è proprio di uno di questi che vi vorrei parlare; si tratta di “Page One” del 1963, il primo album realizzato da Joe Henderson.

Joe Henderson

Joe Henderson.

Basta scorrere la lista dei musicisti che partecipano a questa storica incisione per capire che il livello generale di questa produzione è davvero eccelso; oltre a Joe Henderson, troviamo il trombettista Kenny Dorham, storico collaboratore di Henderson, proprio in questi primi anni; Pete La Roca alla batteria e Butch Warren al contrabbasso sono altri due componenti di questa formazione; osservando la copertina di “Page One”, notiamo che, tra i musicisti coinvolti nell’incisione dell’album, non è elencato il quinto elemento del gruppo, che, in realtà, rappresenta invece un tassello importante; si tratta del pianista McCoy Tyner. Il motivo di questa omissione è attribuibile al fatto che, esattamente quello stesso anno, McCoy Tyner aveva firmato un contratto con un’altra etichetta, la Impulse, per cui il suo nome, per motivi contrattuali, non poteva comparire su un disco Blue Note di un altro musicista. Al di là di questa curiosità, il disco che abbiamo tra le mani è un vero, assoluto capolavoro; un disco che da molti è ritenuto il disco più bello, più riuscito, di Joe Henderson.

Il disco si apre con la celebre Blue Bossa, composizione di Kenny Dorham; il brano ha delle leggerissime tinte esotiche, sapore che spesso Dorham conferisce alle sue composizioni, anche nei diversi album a suo nome; un brano coinvolgente ma tutto sommato rilassante, dove Joe Henderson ci regala alcuni splendidi assoli; ma ogni musicista, in queste canzoni, è un vero protagonista; e questo è il brano in cui forse si avverte maggiormente questo aspetto. Ogni musicista ha il suo momento, in cui il suono del proprio strumento regna incontrastato su tutto il resto. Il secondo brano, La Mesha, prende il nome dalla figlia di Dorham (che è ancora autore), ed è una lenta ballata dove le atmosfere si fanno decisamente più tenui, languide, morbide; una canzone che, in certi momenti, potrebbe regalarvi forti emozioni.

Joe Henderson - Page One

La copertina di “Page One”.

Le successive canzoni sono tutte composizioni originali di Joe Henderson; Homestretch è un bell’esempio hard bop, ed è sicuramente una grande canzone, comunque piuttosto ordinaria, che introduce a quello che, secondo me, è il brano più bello dell’album, Recorda Me; una canzone dal sapore brasiliano, condita con meravigliose e delicate atmosfere jazz; un misto di enorme seduzione e fascino.

Impossibile non desiderare un nuovo ascolto. Siamo ancora ad altissimi livelli nel brano successivo, Jinrikisha; la parola è di origine giapponese e significa risciò, il mezzo di trasporto molto popolare in Asia orientale; c’è molta improvvisazione, in questo brano, in cui Joe Henderson si concede alcuni memorabili assoli, che sembrano interminabili; in questo brano possiamo percepire il pianoforte di McCoy Tyner, che, qui più che altrove, sembra trovarsi perfettamente a proprio agio ed in sintonia con tutto ciò che lo circonda. E il buon McCoy, in questa totale armonia, ci regala non pochi momenti di assoluta grandezza. Ancora un brano da ascoltare e riascoltare all’infinito.

L’ultima canzone che troviamo in questo album è Out of the Night, composta nel 1957; è un brano fondamentalmente blues, emotivamente molto carico e denso di atmosfera; Butch Warren con il suo contrabbasso ha il suo momento di gloria, verso il finire della canzone, prima che Joe Henderson e Kenny Dorham riprendano il controllo e la leadership della performance, accompagnandoci verso la conclusione dell’album.

Nel 1999, il critico jazz americano Bob Blumenthal, relativamente a questo album, dichiarò:

«One aspect of the Dorham/Henderson discography
That is especially fascinating
Is the way in which they assembled
Distinctive rhythm sections for each album».

A quanto pare, anche in questo caso ci sono perfettamente riusciti! Buon ascolto!

Di seguito alcune canzoni tratte da “Page One”.

tracklist:

  1. Blue Bossa
  2. La Mesha
  3. Homestretch
  4. Recorda Me
  5. Jinrikisha
  6. Out of the Night

anno: 1963
label: Blue Note Records

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9 thoughts on “Joe Henderson – Page One [1963]

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