Tadd Dameron with John Coltrane – Mating Call [1957]

Tadd Dameron

Tadd Dameron. Photo by Francis Wolff ©

Abbiamo spesso parlato, in queste pagine, di artisti poco noti, di personaggi conosciuti solo da ristrette nicchie di appassionati, di nomi che hanno lasciato un segno poco profondo, nella storia del jazz; artisti di cui, oggi come in passato, in pochi si interessano.

È sufficiente ricordare alcuni nomi del passato, come Lee Morgan o Blue Mitchell, che, nonostante abbiano realizzato alcuni fondamentali album per l’etichetta Blue Note, negli anni ’50 e ’60, sono artisti sicuramente poco conosciuti. Il musicista di cui vorrei parlarvi oggi è Tadd Dameron, pianista jazz, attivo dagli anni ’40 fino al 1965, anno della prematura scomparsa.

Tadd Dameron era un pianista, compositore, arrangiatore, vicino a quel movimento musicale, il bop, che, in tutte le sue infinite forme, correnti e sfaccettature, ha la sua massima espressione nel periodo che va dagli anni ’40 agli anni ’60. Le sue esperienze professionali, a fianco di alcuni dei più grandi musicisti dell’epoca come Dizzy Gillespie, Fats Navarro, Count Basie e Sonny Rollins, sono enormemente significative, e lo vedono sia in veste di pianista (soprattutto come sideman, ma anche come leader), sia come compositore e arrangiatore per altri artisti o per orchestre.

Tadd Dameron

Tadd Dameron. Photo by William P. Gottlieb ©

La sua vita, tuttavia, è caratterizzata anche da eventi spiacevoli, soprattutto conseguenti all’uso eccessivo di droga; anche gli anni trascorsi in carcere, a cavallo tra gli anni ’50 e gli anni ’60, non hanno sicuramente giovato alla sua carriera. Nonostante questo, comunque, Tadd Dameron merita di essere ricordato, oltre che per le collaborazioni precedentemente ricordate, anche per una manciata di significativi album, realizzati per le etichette Prestige e Riverside.

“Fontainebleau” è un disco del 1956, dove Tadd Dameron è accompagnato da altri sette musicisti, tra cui figura il trombettista Kenny Dorham; “The Magic Touch of Tadd Dameron and His Orchestra” del 1962 è un altro importante album di Tadd Dameron che, in questo caso, è leader di un’intera orchestra, in cui militano alcuni nomi fondamentali del jazz di ogni epoca; Bill Evans, Johnny Griffin e Ron Carter infatti sono alcuni dei musicisti che troviamo in questo album. Il disco di cui vorrei parlarvi oggi è “Mating Call”, album registrato nel novembre del 1956, pubblicato l’anno successivo per l’etichetta Prestige e realizzato da Tadd Dameron in compagnia del sassofonista John Coltrane.

Tadd Dameron with John Coltrane - Mating Call

La copertina di “Mating Call”.

Il sassofonista Dexter Gordon era solito considerare Tadd Dameron “The romanticist of the Bop movement”, forse affascinato dall’armonia e dalla poesia che caratterizzano le sue composizioni; anche nei momenti più accesi e virtuosi, è sempre presente una sorta di morbidezza di fondo, che avvolge tutti le canzoni. E ogni nota di “Mating Call” ha un fascino proprio, uno splendore unico.

I musicisti che accompagnano Tadd Dameron in questa registrazione, che comprende tutte composizioni originali dello stesso Dameron, sono di assoluta eccellenza; John Coltrane è, insieme a Dameron, il costituente fondamentale del gruppo, il collante che tiene insieme il tutto. Coltrane, pur non essendo il leader di questa formazione (sebbene in passato “Mating Call” venisse considerato un suo album), ne è comunque un protagonista, una figura chiave. Gli altri musicisti che costituiscono questo quartetto sono John Simmons al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria.

Mating Call è proprio il titolo della canzone che apre il disco; già l’introduzione del brano fa sperare in qualcosa di buono, e la sensazione è confermata man mano che si va avanti nell’ascolto. Difficile stabilire chi, tra Tadd Dameron è John Coltrane, sia l’elemento guida del gruppo; ognuno dei due ha i suoi momenti in cui il proprio strumento è predominante su tutto il resto, senza però necessariamente individuare un leader assoluto; e soprattutto quei passaggi, quegli attimi, in cui è Tadd Dameron ad emergere rispetto agli altri musicisti, sono quelli maggiormente affascinanti.

Il fraseggio di John Coltrane appare piuttosto uniforme, senza particolari eccessi, come vediamo anche nel brano successivo, Gnid, una delicata ballata, dove tutto scorre via senza sussulti, ma il pensiero che possiamo avere al termine dell’ascolto, è quello di aver ascoltato una bellissima canzone. Grande classe e enorme eleganza la troviamo anche in Soultrane, il brano successivo (spesso questo era il titolo dell’intero lavoro, quando veniva attribuito a John Coltrane); la delicatezza ed il fascino di questo brano lasciano l’ascoltatore letteralmente meravigliato, di fonte ad un’interpretazione del genere; soprattutto negli ultimi istanti, quando Coltrane prende possesso del brano e ci regala un finale da brivido, da assoluto protagonista.

On a Misty Night è un’altra bellissima traccia, dove, ancora una volta, troviamo John Coltrane in ottima forma, alle prese con alcuni meravigliosi assoli, mentre, a metà canzone, Tadd Dameron, John Simmons e Philly Joe Jones hanno il loro momento di gloria, in alcuni momenti in cui l’assenza di Coltrane lascia loro tutto lo spazio necessario per esprimere a pieno il loro genio, con la massima espressività e la totale libertà. Romas è un ottimo blues, ed è forse il brano in cui ogni musicista riesce a distinguersi, nel contesto generale, in modo da essere apprezzato al meglio. Momenti di enorme delicatezza, dove possiamo percepire la batteria di Philly Lee Jones, appena sfiorata, e il tocco delicato di John Simmons e di Tadd Dameron, che appare più simile ad un lontano sussurro, piuttosto che ad un suono più deciso.

Tadd Dameron fa largo uso delle note basse del pianoforte, usandole spesso come un continuo sottofondo; a questo riguardo era solito dichiarare: «I’ve been criticized about playing my bass strongly while we have a bass player», a causa, forse, del contrasto tra Tadd e l’occasionale contrabbassista della formazione; ma qui non avvertiamo alcun contrasto. Al contrario, il contrabbasso di John Simmons, forse, finisce per essere maggiormente in evidenza, addirittura rafforzato. In un’intervista con Ira Gitler, giornalista e storico jazz americano, Tadd Dameron dichiarò che questa caratterististica del suo approccio al pianoforte, caratterizzato proprio dal largo uso delle note basse, l’aveva acquisita quando, a Cleveland, impegnato nella band del fratello maggiore, che era priva di contrabbassista, era stato costretto a sviluppare questo tipo di stile per compensare la mancanza di quello strumento, quindi più per necessità che per una reale attitudine innata.

Se Romas ha avuto un effetto rilassante nell’ascoltatore, ecco che l’ultimo brano del disco, Super Jet, servirà a riaccendere gli animi, con il suo bel groove accattivante ed il suo ritmo travolgente. John Coltrane ancora al massimo, con tempi veloci e frenetici, mentre anche Tadd Dameron ci regala diversi momenti molto intensi. La degna conclusione di un album che molti trascurano o dimenticano, ma che merita sicuramente di essere rivalutato e apprezzato.

tracklist:

  1. Mating Call
  2. Gnid
  3. Soultrane
  4. On a Misty Night
  5. Romas
  6. Super Jet

anno: 1957
label: Prestige Records

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