Trombone Shorty – Say That to Say This [2013]

«If it’s a rock concert, we can do that, if it’s a funk concert, we can do that.
We’re able to play all different styles…
That’s what we do in New Orleans every day.
To me, that’s normal.»

[cit. Troy “Trombone Shorty” Andrews]

Trombone Shorty

New Orleans Jazz & Heritage Festival, “Carlsberg Brass Band” con il piccolo Troy Andrews al trombone. Photo from Infrogmation, New Orleans (1991) ©

Qualche rivista specializzata lo ha definito «…the kind of player who comes along maybe once in a generation…», ovvero “quel tipo di musicista che nasce, forse, una volta in una generazione”.

Il suo stile è a dir poco unico, sorprendente. I suoi dischi non sono per soli appassionati di jazz, potrebbe essere uno di quegli artisti che mette d’accordo tutti.

Vi sto parlando di Troy Andrews, meglio conosciuto come Trombone Shorty, promettente trombonista classe 86 proveniente da New Orleans. Se nasci qui è difficile non crescere a pane, jazz e blues e Troy non è stato da meno.

Da bambino era già un piccolo prodigio, A soli 5 anni suonò il trombone insieme alla “Carlsberg Brass Band” danese al New Orleans Jazz & Heritage Festival. Nato e cresciuto in una famiglia di musicisti, fu qui che gli venne “affibbiato” il soprannome di Trombone Shorty, quando venne fotografato accanto al suo trombone che era alto quasi il doppio di lui.

Piccolo dettaglio, Troy aveva meno di 10 anni ed era già in grado di lasciare tutti a bocca aperta!

Dopo varie esperienze in diverse band locali, Troy inizia la sua carriera musicale. Le sue prime registrazioni risalgono al periodo che va dal 2002 al 2004 che portarono alla luce due album: “Trombone Shorty’s Swingin’ Gate” e “12 & Shorty”. Questi lavori sono praticamente introvabili dato che furono registrate pochissime copie e pubblicate solo negli States. Già allora si poteva ascoltare la voglia di sperimentare del giovanissimo Troy ma comunque entrambi gli album sono legati alla fortissima tradizione jazz della sua città.

Nel 2005 arriva la svolta della sua carriera. Dopo aver registrato “The End of the Beginning” viene contattato dal suo amico Sidney Torres che gli propone di suonare nella brass section di Lenny Kravitz durante il suo tour. Per Troy, allora diciottenne, è un’occasione imperdibile. Kravitz all’inizio fu un po’ scettico vista la giovane età del ragazzo ma rimase a bocca aperta dopo che lo sentì suonare dal vivo durante l’audizione.

Il 2005 fu anche l’anno dell’uragano Katrina che distrusse la sua città e buona parte della Louisiana. Quest’esperienza sconvolse profondamente Troy, anche perché lui in quel periodo era in tour e non poté fare nulla lontano da casa. In seguito intraprese numerose iniziative benefiche tra cui una fondazione a suo nome, che permette ai ragazzini meno fortunati di imparare a suonare.

Trombone Shorty

Troy “Trombone Shorty” Andrews con la sua band, gli Orleans Avenue.

Dopo qualche anno di pausa, nel 2010 firma con la Verve Records e torna sulle scene con “Backatown”, album che può essere considerato il suo vero debutto. Ad affiancarlo, tuttora, la Orleans Avenue, band composta da giovani musicisti, tutti di grande talento: troviamo Michael Ballard al basso, Pete Murano alla chitarra, Dan Oestreicher al sax baritono, Joey Peebles alla batteria e percussioni e Tim McFatter al sax tenore e ovviamente Troy “Trombone Shorty” Andrews al trombone, tromba e voce.

Potremmo dire che con “Backatown” sia venuto fuori il vero genio stilistico di Trombone Shorty. L’album trasmette tutta l’energia e il groove che si era vista nelle performance dal vivo negli anni precedenti e ci racconta della sua New Orleans, degli uragani e delle difficoltà della comunità. Lo stesso titolo “Backatown” è ispirato allo slang usato dagli abitanti di Tremé, il quartiere nero più vecchio di New Orleans.

Un funk potente e profondo contaminato da jazz, blues e rock. All’inizio forse lascia un po’ spiazzati per la “stranezza” di tali registrazioni. All’improvviso poi vi ritroverete ad ascoltare brani r&b e neo soul, seguiti poi da chitarre heavy metal. Verrebbe da chiedersi se si tratta della stessa band. Ebbene si! La duttilità artistica di questa formazione guidata da Troy è assolutamente unica!

Trombone Shorty

Trombone Shorty al “Outside Lands Music And Arts Festival” di San Francisco. Photo by “FilmMagic”, 2013 ©

Difficilmente si ascoltano delle fusion simili. Lo squillante trombone di Troy detta legge in un album a dir poco strepitoso che vede tra i collaboratori Lenny Kravitz, PJ Morton e l’immenso Allen Toussaint. Il disco finì al numero tre della Billboard Jazz Albums Chart e venne nominato per i Grammy Awards come Best Contemporary Jazz Album nel 2011.

2011, esce “For True” che conferma il “Trombone Shorty Sound” con brani come Buckjump che potrebbero tranquillamente entrare nelle chart hip hop/funk e altri grandissimi pezzi come la title track For True, Do to Me con la collaborazione di Jeff Beck, oppure la spettacolare Nervis con Cyril e Ivan Neville dei Neville Brothers; per non parlare della ballata r&b Then There Was You, impreziosita dalla voce di Ledisi, assolutamente di altissimo livello.

L’evoluzione stilistica e musicale non si ferma e si arriva così al 2013 con “Say That to Say This” dove c’è quasi un simbolico “passaggio di testimone” tra band di New Orleans. Per questo album Trombone Shorty è riuscito in qualcosa che nessuno era riuscito a fare prima. Dopo ben 36 anni è riuscito a riunire i membri originali dei The Meters, leggendaria band funk di New Orleans per rivisitare il loro classico Be My Lady, ovviamente cantata da Troy e accompagnata dalla Orleans Avenue Band.

Trombone Shorty - Say That to Say This

“Say That to Say This”, uno degli album più belli del 2013.

Questo disco rappresenta un altro passo della crescita artistica per Trombone Shorty, un disco più maturo, più disciplinato e più incentrato su sonorità r&b, soul e il classico funky di New Orleans. Sono comunque presenti spruzzatine di rock e hip hop qua e la. Sarà un caso forse ma uno dei fattori che ha contribuito alla spettacolarità di questo disco è la produzione e collaborazione in alcuni brani, di Raphael Saadiq, idolo di Troy e della band, che ha impreziosito il tutto.

C’è poi il ritorno dei The Meters nel classico Be My Lady. La produzione moderna, i soli di trombone e le voci di Andrews con Cyril Neville danno letteralmente nuova vita a questo splendido classico del 1977. La bassline di George Porter poi, è qualcosa che difficilmente si riesce ad esprimere con le parole. Il contributo funk dei Meters lo si può notare per esempio in brani come Get the Picture che vede anche lo zampino di Raphael Saadiq nelle seconde voci.

Bellissimo anche il tocco latino-caraibico che si respira in Vieux Carre, in questo brano l’eclettico Troy da prova della sua professionalità e immenso talento musicale, suonando non solo il suo trombone ma anche la batteria con l’accompagnamento al basso di Raphael Saadiq. A seguire troviamo Long Weekend, brano fresco e rilassante che regala davvero sensazioni leggere e positive. Giusta pausa che anticipa il primo singolo estratto dal disco, Fire & Brimstone. Brano che quando venne arrangiato per la prima volta fu ispirato dai beat del rap old school sia dal punto di vista musicale sia da quello delle liriche. Si parla delle difficoltà di vita di alcune zone della sua città, a causa dei numerosi problemi, spesso di carattere sociale.

«…The beat I was hearing was an old-school hip hop thing. I can’t remember what we were listening to when we came up with the idea, it might’ve been something by Dr. Dre, Eazy-E or Run-D.M.C., but when I heard it, I said, ‘Joey, let’s do a beat like that underneath the track so I can do some intricate things on top.’ That’s what we did, and it came out with this swampy, voodoo feel!»

Una ventata di freschezza con Sunrise, brano jazz che vede ancora una volta Saadiq al basso, Joey Peebles alle congas, Murano alla chitarra e la tromba solista di Troy assolutamente impeccabile.

Trombone Shorty

Trombone Shorty e gli Orleans Avenue al Montreux Jazz Festival 2011. Photo by Daniel Balmat ©

“Say That to Say This” è un album che colpisce fin dal primo ascolto. Non è solo il primo capolavoro di uno degli artisti emergenti più talentuosi che si siano ascoltati negli ultimi anni, ma è la dimostrazione che anche oggi, in un ambiente musicale fatto solo di trash, musica pseudo pop fatta solo per riempire le classifiche, esiste la buona musica, basta solo cercarla.

Trombone Shorty è uno di quegli artisti che stupisce tutti, perfino un mostro sacro come B.B. King si esaltò quando Troy e la sua band infiammarono il pubblico di Perugia durante l’Umbria Jazz Festival nel 2011 con un concerto letteralmente fantastico che rischiò di mettere in ombra la performance del divino B.B. King che di lì a poco avrebbe calcato il palco di Perugia. Lo stesso King, una volta sul palco, apparve stupito della sua prestazione e ammise di sentirsi quasi intimorito nel dover impressionare un pubblico già piacevolmente sconvolto dallo spettacolo e dalle scintillanti note scaturite dal trombone di Andrews.

Il suo virtuosismo, la sua dedizione e la capacità di muovere la gente con i suoi spettacoli dal vivo sono i suoi punti di forza, ma anche la sua umiltà e modestia, nonostante la giovane età faranno sicuramente parlare di lui negli anni avvenire. Uno stile, quello di Trombone Shorty, che nasce dal jazz e dal blues di New Orleans ma che man mano che si sviluppa abbraccia l’intero kaleidoscopio musicale conosciuto, spaziando dal funk all’hip hop, dall’r&b al reggae. Lui stesso lo ha soprannominato “SupaFunkRock”! Sembra davvero che nel calderone musicale di Troy & Co possa entrarci qualsiasi cosa ma, ascoltandolo, l’apparente confusione di stili diventerà solo un brutto ricordo perchè ci si accorge si sta ascoltando qualcosa di  assolutamente unico.

Buona Musica!

tracklist:

  1. Say That to Say This
  2. You And I (Outta This Place)
  3. Get the Picture
  4. Vieux Carre
  5. Be My Lady
  6. Long Weekend
  7. Fire and Brimstone
  8. Sunrise
  9. Dream On
  10. Shortyville

anno: 2013
label: Verve Forecast Records

sito ufficiale: tromboneshorty.com

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