Doug Watkins – Soulnik [1960]

Doug Watkins

Doug Watkins, intensamente coinvolto nella performance.

Doug Watkins è stato un contrabbassista e violoncellista jazz statunitense. Figura molto richiesta, in una serie di numerosissime collaborazioni a dischi di altri musicisti, Doug Watkins è stato, per tutti gli anni ’50 e i primi anni ’60 del secolo scorso, uno dei musicisti di riferimento nel panorama jazz dell’epoca.

Doug Watkins è tuttavia un musicista che preferisce il ruolo di accompagnatore, piuttosto che quello di leader o di solista. In qualità di contrabbassista lo troviamo a fianco di una lunghissima serie di musicisti, anche in varie prestigiose occasioni di incisioni di album fondamentali nella storia del jazz, come “Saxophone Colussus” di Sonny Rollins.

Partecipazioni ad importanti album di Stan Getz, Hank Mobley, Horace Silver, Donald Byrd, Pepper Adams, Gene Ammons, Lee Morgan e Kenny Burrell sono solo una piccola parte di una lunghissima serie di esperienze e collaborazioni, che vedono la presenza di Doug Watkins.

Esistono un paio di album, registrati da Doug Watkins in qualità di leader: “Watkins at Large”, del 1956, realizzato con i membri del Horace Silver Quintet, ed il bellissimo “Soulnik”, del 1960, che vede come ospite d’onore il musicista Yusef Lateef, virtuoso degli strumenti a fiato, soprattutto il sassofono, ma che, in questa occasione, troviamo al flauto e oboe. E “Soulnik” è proprio il disco di cui vorrei parlarvi.

Doug Watkins

Doug Watkins.

Per questa registrazione, Doug Watking suona il violoncello; una situazione profondamente diversa, nuova, dato che addirittura lo strumento gli era stato prestato da un altro musicista pochi giorni prima di questa incisione; uno strumento, tra l’altro, con cui, prima di allora, non aveva avuto alcuna esperienza, a livello professionale.

«Now that he has met the cello and found that they like each other, Doug wants to go into it more deeply. There are some things he will never learn. He already knew them». Da queste parole del critico musicale Ira Gitler è facile capire quanto Doug Watkins, nonostante la scarsa familiarità con il violoncello, si trovi perfettamente a suo agio con lo strumento. Quasi grazie ad una predisposizione innata, intrinseca, verso questa nuova realtà.

Gli altri componenti della formazione che troviamo in “Soulnik”, oltre a Doug Watkins al violoncello e Yusef Lateef al flauto e oboe, sono Hugh Lawson al pianoforte, Herman Wright al contrabbasso e Lex Humphries alla batteria.

L’atmosfera che caratterizza le canzoni di questo album ha un sapore molto particolare, lievemente diverso da ciò che solitamente ascoltiamo negli album jazz di quegli anni. Una condizione, comunque, assolutamente voluta, desiderata, come confermano le parole dello stesso Doug Watkins: «I usually do these tunes on bass but I wanted a different sound. To me, the cello gets a tone between guitar and piano».

È impossibile non rimanere incantati dalla bellezza di queste performance; a rendere questo album assolutamente e terribilmente affascinante è soprattutto la sua accattivante diversità, la sua inconsueta particolarità.

Doug Watkins - Soulnik

La copertina dell’album.

Doug Watkins e Yusef Lateef sono gli assoluti protagonisti, mentre il resto dei musicisti alle loro spalle offrono semplicemente un piacevole e gradito sottofondo, rimanendo comunque volutamente in disparte, anche se non mancano, in numerose occasioni, alcuni splendidi assoli di tutti i musicisti.

Nell’introduttiva One Guy, brano di Yusef Lateef, i suoi strumenti, flauto e oboe, emergono, in numerose occasioni, come strumenti leader; ma è splendido notare, già dai primi minuti, in un piacevolissimo e delicato sottofondo, Doug Watkins, con suo violoncello, e Herman Wright, con il suo contrabbasso, in una magica alternanza di note, suoni e colori, dalle tinte tenui e sfumate.

In Confessin’ (That I Love You) troviamo una splendida introduzione di Doug Watkins , che esegue la melodia della canzone, con un soffice accompagnamento degli altri musicisti; proprio qui, in questi magici istanti, è possibile percepire ed apprezzare la grandezza di Watkins, perfettamente a proprio agio alle prese con il violoncello.

L’arrivo imponente di Yusel Lateef sembra voler ripristinare un ordine generale, lasciando però, pochi secondi dopo, adeguato spazio agli altri musicisti; il violoncello, particolarmente in evidenza in questo brano, non sembra, tuttavia, voler oscurare in alcun modo la presenza di Herman Wright, che col suo contrabbasso, comunque presente in sottofondo, è sempre piacevolmente, meravigliosamente percepibile.

Soulnik è un altro brano di Yusef Lateef, con forti tinte blues, introdotto proprio da Lateef con il suo oboe, piuttosto in evidenza anche in altri momenti di questo brano, momenti ricchi di sentimento e anima; in sottofondo Doug Watkins appare e scompare continuamente, mentre possiamo apprezzare brevi ma intensi assoli del pianoforte di Hugh Lawson e del contrabbasso di Herman Wright.

Yusef Lateef

Yusef Lateef, altro assoluto protagonista di questo album. Photo by Francis Wolff ©

Andre’s Bag, brano di Doug Watkins, è introdotto da un duetto fra il violoncello di Watkins ed il pianoforte di Hugh Lawson, un duetto che ha un sapore particolarmente piacevole; pochi istanti dopo anche Lex Humphries, con la sua batteria, entra in scena, ma con un atteggiamento molto sobrio e moderato, con la compagnia degli altri musicisti. Il brano ha un aspetto generalmente rilassato, nei primi istanti, per poi scaldarsi nei minuti successivi, anche se solamente con un assolo di batteria, sul finire del brano, il tutto sembra prendere improvvisamente vita.

I Remember You è un brano che spesso anche il grande Charlie Parker era solito suonare; nella qui presente versione, Doug Watkins e Yusef Lateef emergono come i protagonisti assoluti, alternandosi con i loro strumenti, e soprattutto Lateef finisce per regalarci alcuni momenti di pura magia; Hugh Lawson si affaccia timidamente in alcune rare occasioni, ma subito dopo ecco che riemerge Doug Watkins, imponendosi con suo violoncello in modo piuttosto virtuoso.

Imagination, la traccia conclusiva, ha un aspetto piuttosto malinconico e dimesso, ma molto affascinante; è possibile percepire singolarmente ogni strumento, apprezzare la bravura e la profondità espressiva di ogni musicista; l’introduzione di Yusef Lateef, che emerge in tutto il suo splendore, lascia spazio al violoncello di Doug Watkins, che, con un delicato sottofondo, procede indisturbato verso la conclusione del brano, dove è ancora il protagonista.

Doug Watkins muore nel 1962, in seguito ad un incidente d’auto, durante il viaggio dall’Arizona a San Francisco, dove avrebbe dovuto esibirsi in compagnia del batterista Philly Joe Jones. Ciò che rimane, a testimonianza del valore e del prestigio di questo musicista, è proprio “Soulnik”; il suo capolavoro. Buon ascolto.

tracklist:

  1. One Guy
  2. Confessin’ (That I Love You)
  3. Soulnik
  4. Andre’s Bag
  5. I Remember You
  6. Imagination

anno: 1960
label: Prestige Records / New Jazz Records

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One thought on “Doug Watkins – Soulnik [1960]

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