ESCLUSIVO! Intervista a Frank McComb @ Moody Jazz Café

Frank McComb live @ Moody Jazz Café, Foggia

Talentuoso, simpaticissimo e disponibilissimo per noi di Soulful Corner. Photo by Danilo Romito ©

L’intervista che segue è stata rilasciata da Frank McComb dopo il suo concerto al Moody Jazz Café di Foggia, l’11 gennaio 2015, IN ESCLUSIVA per i lettori di Soulful Corner!

Un ringraziamento speciale va allo staff del Moody Jazz  per l’opportunità che ci ha concesso ed ovviamente a Frank McComb per il suo tempo e per la sua simpatia!

 

  • Yayo: Parliamo di Donny Hathaway. In molti dei tuoi show dal vivo, spesso hai dedicato un momento alla memoria del leggendario Donny Hathaway. Chi è stato per te Donny Hathaway e quanto la sua musica ha influenzato sul tuo stile?

Frank McComb: Sarò sincero con te… non ho ascoltato Donny più di quanto non l’abbia fatto altra gente. Voglio dire, sono un suo grande ammiratore e lo ascoltavo spesso da bambino, ma quando Donny morì era il 13 gennaio 1979 ed io all’epoca ero solo un bambino di 8 anni.

La più grande influenza per la mia crescita la ebbero, in realtà, mia madre, mia zia e mia nonna. Loro cantavano nelle chiese con uno stile che ricordava vagamente quello di Donny; ed io sono cresciuto ascoltando loro… Attualmente sono l’unico uomo in famiglia con questo sound e in un certo senso sono la versione maschile di mia madre e mia zia, ho imparato da loro ma ho acquisito uno stile, e delle tonalità vocali simili a quelle di Donny.

Per circa 10 anni la gente mi ha sempre chiesto di dedicare un album tributo a Donny, ma io non ho mai voluto farlo perché prima pensavo di non essere abbastanza bravo e poi per evitare che la gente facesse degli inutili paragoni sull’album del tipo “Donny non l’avrebbe fatto così”; oppure “Donny l’ha fatto meglio”… cose del genere.

Ma… la musica e l’uomo che senti in sottofondo (dalla sala arrivano note di Give Me the Night di George Benson), George Benson, è la ragione principale per la quale ho inciso questo album. È stato lui stesso a motivarmi ed a suggerirmi come lavorare per questo disco. È un disco in voce e piano, perché è stato registrato nello stesso posto in cui Hathaway incise il suo album “Live” nel 1971, il Bitter End.

George mi disse che semmai avessi voluto dedicare un tributo a Donny, quello sarebbe stato il posto giusto. Ho preferito fare un album live perché mi identifica meglio. Suono spesso la sua musica (di Donny Hathaway) dal vivo ma non ho niente con cui identificarmi. Ora che il mio pubblico ha il disco sa che l’ho fatto io e non ho solo “suonato quei pezzi”.

Ma, la ragione principale per la quale ho dedicato un album live a Donny Hathaway è che nessuno lo aveva mai fatto prima e ad oggi probabilmente nessuno avrebbe voluto farlo.

Y: Avevamo davvero bisogno di album come questo!

FMC: Certo! Ne avevamo bisogno! Non pretendo di essere il migliore. C’è sempre qualcuno migliore di te ma non credo sia una competizione. Da parte mia… amo la musica di Donny e ne sento la mancanza, così, quando ne ho voglia, la suono io stesso!

Ma ho voglia di farlo in modo diverso, perché se non sei in grado di rendere omaggio ad un altro artista, di interpretare al meglio la sua musica e dargli nuova luce, non farlo. Non ci faresti una bella figura.

Y: (Riferito alla sua interpretazione) Non bisogna imitare, ma avere un proprio modo di interpretare.

FMC: Esatto! E dev’essere ben fatto! Bisogna staccarsi completamente dall’originale e non se non lo fai bene non devi aspettarti che la gente non se ne accorga… Il pubblico se ne accorge eccome!

Y: È la verità! “The Truth” come il tuo album!

FMC: Vero! The Truth! (risate)

  • Y: Prossima domanda. Torniamo indietro agli anni ’90. Quanto è stato importante per te, lavorare con Branford Marsalis nel progetto “Buckshot LeFonque”?

FMC: È stato ciò che mi ha messo sulle cartine geografiche, è stato lui che ha messo Frank McComb sulla mappa. Alcuni brani che sono diventate hit come Another Day e altri miei preferiti come Phoenix, Better Than I Am e Mona Lisas (And Mad Hatters). Abbiamo registrato due album e ho imparato davvero molto con Branford. Abbiamo scritto diversi pezzi per il secondo album ma eravamo in tour per il primo (album) e spesso proponevamo i brani che scrivevamo durante il tour e piacevano molto al pubblico! Se non fossero piaciute le avremmo buttate via subito e avremmo scritto altro! Sì, ha avuto una grande influenza sulla mia vita, Branford è stato un maestro.

Y: È stato un po’ il tuo guru…

FMC: Assolutamente sì! Ha avuto un grande impatto sulla mia vita (artistica) ed è stato grazie a lui che ho pubblicato il mio primo album, “Love Stories”.

Y: E partendo proprio da “Love Stories”, sono passati 15 anni… fino al tuo ultimo EP, “Soulmate”; qual’è il tuo album preferito di Frank McComb?

FMC: Oddio! Questa è una bella domanda!

Voglio rigirare la domanda. Voglio dirti qual’è quello che amo di meno perché tutti i miei album sono come i miei figli, è dura scegliere. Ma posso dirti, esclusivamente per questioni di produzione, che “The Truth Vol. 1” è quello che amo meno. Ora ti spiego cosa intendo dicendo che amo meno questo disco.

“The Truth Vol. 1” è il disco che amo meno non tanto per le canzoni incise…

… Mettiamola così! Quando affidi i tuoi figli ad una baby-sitter, ti aspetti che tratti i tuoi figli bene tanto quanto fai tu. Bene, le mie canzoni sono come i miei figli e quando le ho affidate alla baby-sitter non sono tornate “vestite” così come mi aspettavo. Mi piacciono le canzoni, ma alcune produzioni non sono state fatte come volevo, Alcune canzoni sono state prodotte in modo diverso da come volevo, le farei diversamente; cambierei anche alcuni musicisti che non mi hanno convinto perché mi hanno fatto sentire stili diversi in brani diversi. Io stavo cercando qualcos’altro… A differenza di “Love Stories” dove ho lavorato in un ambiente tranquillo e ogni componente ha fatto il suo lavoro alla grande… È stato un bel progetto, ma posso dire che è quello che amo meno… Ci sono bei pezzi ma… non mi piace il modo in cui sono vestite! (risate)

  •  Y: Hai collaborato con molti grandi artisti nella tua carriera fino ad oggi… gente come Chaka Khan, Prince, Gerald Levert, Teena Marie, Branford Marsalis e molti altri. Che progetti hai per il futuro? C’è un artista contemporaneo che preferisci e con il quale ti piacerebbe lavorare?

FMC: Senza dubbio Robert Glasper! Si, assolutamente, è un mio caro amico!

Y: Wow! L’ho visto 2 mesi fa qui al Moody Jazz Café e ha messo su un grande show!

FMC: Si ho saputo che è stato qui a Foggia e che ha fatto un grande concerto! Io lo adoro! È l’artista più cool del momento ed è simpaticissimo! Lui e Kelly Price, cantante r&b, hanno registrato 14 secondi di spot per il mio show radiofonico… wow… ho riso tantissimo e ho pensato “Ok basta! Ho sentito tutto!” È davvero simpatico e molto in gamba, molto coerente e preciso. Fin dal giorno in cui l’ho incontrato, Robert Glasper è diventato il mio artista preferito, a prescindere dal fatto che siamo diventati amici. È un bravo ragazzo ed un grande artista, io lo chiamo “My Piano Hero” e lui chiama me “Big Brother”!

Y: Qual’è stata la tua prima impressione quando hai ascoltato “Black Radio”?

FMC: “Black Radio” mi è piaciuto molto, davvero, ma ciò che la gente non comprende è che Robert Glasper ha pubblicato grandi lavori per la Blue Note già da prima di “Black Radio” e molta gente non lo sa!

Y: Ti riferisci ad album come “In My Element”?

FMC: Esattamente! Un grandissimo album! Mainstream ma non quanto “Black Radio”. La sua è stata una grande idea! Ha messo insieme grandi cantanti r&b; lui è già un grande nome e poi ha potenza, ha leggerezza e i brani sono tutti bellissimi. È vero, a volte sono simili, c’è dietro una grande spinta dei musicisti; ma anche i testi sono spettacolari! Quindi non si può sbagliare! Davvero geniale!

Y: E cosa pensi, invece, dei tuoi musicisti di stasera?

FMC: Si sono bravi… no, fanno schifo! (risate)

Siamo diventati come una famiglia durante il tour. Non li conoscevo prima, li ho scoperti qui in Italia e siamo partiti per questo tour. È il primo che facciamo insieme!

Y: Per me è stata davvero una sorpresa scoprire dei musicisti italiani bravi quanto loro!

Vero! Come dicevo anche durante la serata, loro sono ragazzi italiani e vanno supportati da voi, pubblico italiano! Non dovete solo sostenere me, ma sostenere i vostri ragazzi!

Y: Sono davvero bravi! Marcello (Sutera) è davvero fortissimo!

FMC: Lui è un pazzo! (ride) Io lo chiamo Jack Black! (risate)

Y: Bene Frank, ti ringrazio molto per l’intervista ed è stato un vero piacere conoscerti!

FMC: Grazie a voi per il supporto!

Grazie (in italiano).

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3 thoughts on “ESCLUSIVO! Intervista a Frank McComb @ Moody Jazz Café

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