Merry “Soulful” Christmas!

ChristmasDa sempre la musica accompagna le feste, religiose e non, rendendo le atmosfere molto più piacevoli, in alcuni casi, magiche. Noi di Soulful Corner non vogliamo essere da meno e per augurarvi buon Natale abbiamo selezionato per voi alcuni brani natalizi per riscaldarvi l’anima mentre siete a casa a godervi la festa (e le cene!)

Come al solito cerchiamo di accontentare tutti i palati sopraffini e gli intenditori di black music; partiamo quindi con Christmas in Hollis dei Run-DMC, trio newyorkese che ha fatto la storia del rap old school, passando poi per This Christmas, versione di Donny Hathaway. Un classico interpretato da una delle voci più calde del soul dei 70’s. Concludiamo con Santa Claus Is Coming to Town del grande Bill Evans, il “rivoluzionario silenzioso”, pianista jazz tra i più importanti della storia. Continua a leggere

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Chet Baker – Chet [1959]

Chet Baker

Chet Baker.

Chet Baker è stato uno dei più importanti trombettisti jazz del secolo scorso. Il suo stile è profondamente riconoscibile, vicino a quella corrente musicale chiamata cool jazz; quindi atmosfere rilassate, sonorità morbide, delicate, mai eccessive; Miles Davis è stato uno dei principali precursori di questo genere, anche se poi, negli anni successivi, si è spostato continuamente nella direzione di nuove sperimentazioni, del tutto diverse fra loro e molto lontane delle origini. Invece Chet Baker è sempre rimasto fedele al proprio stile, a tal punto da essere uno dei personaggi più rappresentativi di questo genere.

Chet Baker, nei primi anni di carriera, nella prima metà degli anni ’50, lavora a fianco di importanti musicisti come Charlie Parker e Gerry Mulligan,  e successivamente, distintosi per le sue grandi capacità espressive e la sua musicalità, inizia ad incidere anche album a suo nome, collaborando ancora con diversi altri noti artisti dell’epoca. Quindi il suo stile si cristallizza subito in quella forma che tutti conosciamo, e che trova la sua massima espressione nei tantissimi dischi realizzati nella lunga carriera. Continua a leggere

Il piccolo grande uomo… Michel Petrucciani

Michel Petrucciani

Michel Petrucciani, al suo pianoforte.

Questa sera vorrei parlarvi del grande pianista francese Michel Petrucciani. Coloro che amano la musica del grande pianista Bill Evans, riconosciuto come il primo e sicuramente più importante esempio, manifestazione, incarnazione di quel tipo di jazz rappresentato dalla formazione in trio, non possono non individuare in Michel Petrucciani molti aspetti che ricordano appunto lo stile quasi malinconico, delicato, soffuso, tipico di Evans.

Soprattutto nella prima parte della sua carriera, all’inizio degli anni ’80, nella musica di Petrucciani è profondamente riconoscibile l’influenza di Bill Evans; il tocco è delicato, quasi sussurrato, onirico, un suono che evoca un senso di tranquillità e di totale armonia. Continua a leggere

Bill Evans & Stan Getz – But Beautiful [1974]

“Studiare” Bill Evans è stato per me qualcosa di davvero estasiante. Talento cristallino e classe allo stato puro si fondono in un animo malinconico afflitto da mille problemi, che ha rivoluzionato il mondo del jazz. La creatività musicale e il genio di Bill Evans a volte sembrano non avere confini. Note che scivolano via lisce come la seta, suonate con certosina precisione. Mai eccessivo, mai ridondante. Unico.

Bill Evans - But Beautiful

“But Beautiful”, un live da antologia!

L’album di cui voglio parlarvi stasera è “But Beautiful”, sicuramente uno dei miei album preferiti di Bill Evans. Venne registrato tra il 9 agosto 1974 al Laren International Jazz Festival al Singer Concertzaal di Laren in Olanda e il 16 agosto Jazz Middelheim tenutosi ad Anversa, Belgio.

L’album inizia a ritmo di walzer con Grandfather’s Waltz, brano caratterizzato da un’introduzione sognante e delicata e che col passare dei minuti coinvolge sempre più chi ascolta, causa anche le lunghe improvvisazioni di Stan e Bill.

A seguire il brano “controverso”, Stan’s Blues. Appena iniziato il pezzo e qualche nota di Bill, Stan mette in mostra il suo caratteraccio lanciandosi in un blues solo da antologia! Bill, offeso, smette di suonare fino alla fine del pezzo. I testimoni di quella serata raccontarono che Evans era nero dalla rabbia e lanciava occhiatacce anche agli altri componenti del trio, nel frattempo Stan Getz era lì che raccoglieva applausi! Continua a leggere

Il rivoluzionario silenzioso… Bill Evans

«…Along with bassist wunderkind Scott LaFaro and drummer Paul Motian, Evans perfected his democratic vision of trio cooperation, where all members performed with perfect empathy and telepathy…»

Samuel Chell – All About Jazz

Bill Evans & Miles Davis

Bill Evans a lavoro con il grande Miles Davis.

 Quella che sto per raccontarvi è una storia di jazz… come spesso accade molti jazzisti (almeno negli anni passati) vivevano delle vite difficili, segnate da problemi famigliari, uso di stupefacenti e perdite importanti. Uno di questi è William John “Bill” Evans.

Un uomo introverso, timido, silenzioso, poco adatto al duro e crudele mondo del business discografico. Ma allo stesso tempo uno di quegli artisti che hanno rivoluzionato (letteralmente) il panorama jazzistico degli anni 60-70.

Fin da bambino Bill Evans è stato a contatto con la musica. A sei anni imparò a suonare il violino e in seguito il flauto e, seguendo le lezioni del fratello Harry che invece suonava il piano, iniziò, quasi per gioco, a riprodurre tutte quelle sonorità, quei virtuosismi che aveva sperimentato con altri strumenti. E iniziò a farlo in modo divino con un dinamismo e una delicatezza unica che lo accompagnarono poi per tutta la sua carriera. Continua a leggere