Tina Brooks – True Blue [1960]

Tina Brooks

Tina Brooks. Photo by Francis Wolff ©

Tina Brooks è stato un compositore e sassofonista jazz americano. Nella metà degli anni ’50 lavora a fianco del vibrafonista Lionel Hampton, mentre, verso la fine degli anni ’50, quindi in piena era bop, lo troviamo, come sideman, accanto a noti musicisti dell’epoca, come Freddie Hubbard, Kenny Burrell, Freddie Redd e Jimmy Smith. Queste importanti esperienze gli permettono guadagnare una certa notorietà e un grande rispetto tra i suoi contemporanei.

La svolta avviene nel 1958, quando ottiene un contratto discografico con la Blue Note, il che rappresenta una rampa di lancio per la sua carriera. Infatti, tra il 1958 ed il 1961, Tina Brooks realizza una manciata di discreti album, insieme ad altri prestigiosi musicisti dell’epoca. Continua a leggere

Joe Henderson – Page One [1963]

Joe Henderson

Joe Henderson. Photo by William Claxton ©

Joe Henderson è stato un sassofonista americano. Già verso la fine degli anni ’50, ancora giovanissimo, entra in contatto con la musica di importanti sassofonisti dell’epoca, tra cui Charlie Parker e Lester Young, che quindi rappresenteranno inevitabilmente le principali fonti di ispirazione per tutte le esperienze successive.

Nonostante questo, comunque, la sua figura rimane avvolta in un cono d’ombra per tutta la seconda metà degli anni ’50, e le sue prime collaborazioni non gli permettono di ottenere significativi riconoscimenti.

Una fondamentale esperienza, che indubbiamente è stata a dir poco cruciale per Joe Henderson, risale alla fine dell’estate del 1962, quando Joe Henderson, in compagnia del trombettista Kenny Dorham, si reca al Birdland, un famoso jazz club di New York, per assistere all’esibizione di Dexter Gordon, sassofonista già piuttosto popolare in quegli anni; alla fine della serata, si narra che Dexter Gordon abbia chiesto a Joe Henderson di provare a suonare un brano con la sua band, quella sera stessa, quindi in un contesto totamente improvvisato e assolutamente non programmato. Continua a leggere

Blue Mitchell – The Thing to Do [1964]

Blue Mitchell

Blue Mitchell. Photo by Francis Wolff ©

Abbiamo parlato spesso, in queste pagine, di alcuni artisti, appartenenti al meraviglioso mondo del jazz, e che fanno parte di quel sottobosco musicale, fatto di volti poco noti o di nomi di cui pochi parlano o si interessano, oggi come in passato; abbiamo parlato del sassofonista Dexter Gordon o del trombettista Lee Morgan, personaggi importanti in quanto rappresentanti di alcune correnti del jazz, tipiche degli anni ’50 e ’60, che però sono sempre vissuti all’ombra di nomi più noti; Hank Mobley, altro sassofonista, importante rappresentante di quella corrente musicale che ingloba hard bop e soul jazz, in pieni anni ’60, è un artista di cui molti si sono dimenticati.

L’artista di cui vorrei parlarvi oggi è un altro personaggio poco conosciuto alle masse, ma che si merita, comunque, una certa attenzione; si tratta del trombettista americano Blue Mitchell. Continua a leggere

Lee Morgan – The Sidewinder [1963]

Lee Morgan

Lee Morgan.

Lee Morgan è stato un trombettista jazz americano. Già da giovanissimo, verso la metà degli anni ’50, entra in contatto con alcuni grandi musicisti dell’epoca, come Miles Davis o Dizzy Gillespie, ed è proprio quest’ultimo che lo chiama a far parte della sua big band, in sostituzione di Joe Gordon; questa esperienza è probabilmente la più formativa e la più importante per Lee Morgan, il quale, alla fine degli anni ’50, diventa un nome piuttosto importante, sia come musicista ma anche come compositore.

Sempre negli stessi anni viene convocato a partecipare a diverse registrazioni, con altri importanti musicisti: Art Blakey lo chiama a suonare, per alcuni periodi, nei suoi Jazz Messengers, mentre John Coltrane lo invita a partecipare alla realizzazione di “Blue Train”, un capolavoro del jazz di tutti i tempi. Continua a leggere

Dexter Gordon – Go! [1962]

Dexter Gordon

Dexter Gordon.

Parlando di jazz, e cercando di individuare alcuni nomi che hanno fatto la storia di questo meraviglioso mondo musicale, immediatamente vengono in mente alcuni musicisti, tra quelli forse più conosciuti; impossibile non pensare a geni assoluti, come Bill Evans o Miles Davis, che, ognuno a suo modo, hanno letteralmente rivoluzionato la storia e lo sviluppo di questo genere musicale, diventando dei veri e propri simboli imprescindibili del jazz di ogni tempo.

I musicisti meritevoli di un riconoscimento di questo tipo sono moltissimi, anche tra i contemporanei, che, assorbendo i necessari insegnamenti del passato, portano avanti un discorso musicale autonomo, nuovo, innovativo, ugualmente rivoluzionario, ma con le radici ben salde e ancorate a quelli che sono i veri, fondamentali, classici. Continua a leggere

Hank Mobley – Soul Station [1960]

Hank Mobley

Hank Mobley.

Hank Mobley è stato un importante sassofonista jazz statunitense. Negli anni ’50, si guadagna una certa reputazione lavorando a fianco di musicisti già molto noti all’epoca, tra cui il batterista Max Roach e il trombettista Dizzy Gillespie; ma è grazie alla collaborazione con Horace Silver, Art Blakey e altri storici componenti dei Jazz Messengers, con i quali realizza un album nel 1955, che Hank Mobley riesce a maturare e a sviluppare un proprio stile, vicino alle sonorità hard bop tipiche dell’epoca, e anche del decennio successivo.

Sempre negli anni ’50, pubblica anche alcuni album a suo nome, per diverse etichette discografiche come la Blue Note o la Prestige, rimanendo comunque sempre piuttosto ai margini della scena musicale jazz di quegli anni. Uno dei dischi più significativi di questo periodo è quello realizzato con il trombettista Lee Morgan nel 1958, ed intitolato “Peckin’ Time”. Continua a leggere

Steve Grossman – Quartet [1999]

Steve Grossman

Steve Grossman in un’intensa esibizione. © romamusica.it

Steve Grossman è un sassofonista statunitense. Emerge negli anni ’70, durante i quali lavora a fianco di importanti nomi del jazz, come Miles Davis o Elvin Jones; queste esperienze, soprattutto quelle con Davis, col quale registra una manciata di ottimi album nella prima metà degli anni ’70, sono molto formative per Steve Grossman, il quale finisce per maturare un proprio stile, in bilico tra le avvolgenti atmosfere più hard bop e sonorità ancora più sperimentali, quasi vicine alla fusion.

È ovvio che proprio i contatti con Miles Davis, che infatti, esattamente in quegli stessi anni stava portando avanti questo tipo di sperimentazioni, sono stati quelli più decisivi per la formazione musicale di questo sassofonista. Continua a leggere